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Problemi dei porti commerciali europei

Il traffico delle merci via mare ègià  oggi importantissimo, ma si presume con relativa certezza che sia destinato a salire rapidamente anche negli anni a venire.

A dire il vero, la crisi internazionale ha colpito duramente i traffici marittimi da e verso i porti dell’Unione Europea, calati nel 2009 di oltre l’otto percento, ma si confida in una prossima ripresa.


In effetti, secondo le stime si dovrebbe passare dall’attuale movimentazione di circa quattro miliardi di tonnellate di merci a 5,3 entro il 2018, con un incremento di un terzo.
E i responsabili dei dicasteri economici nei singoli Stati europei nonchè le istituzioni comunitarie sono consapevoli dell’importanza dei nostri porti (il 90% delle esportazioni europee avviene via mare) ma anche dei numerosi problemi cui occorre far fronte.

Tali problemi sono di varia natura e, naturalmente, si presentano in misura differente nei singoli scali. Appare comunque importante dappertutto rafforzare le integrazioni fra i porti e le comunicazioni stradali e ferroviarie, e in generale irrobustire la dotazione di infrastrutture.


Occorre inoltre organizzare al meglio gli spazi logistici, per ridurre tempi e oneri della movimentazione dei container, nonchè snellire e uniformare le pratiche amministrative e doganali, troppo complesse e, soprattutto, eterogenee da Stato a Stato (basti dire che non ènemmeno uniforme la definizione di area portuale).

Appare poi doveroso rafforzare le misure di sicurezza, anche in chiave antiterroristica, e fare uno sforzo enorme nel contenere l’inquinamento prodotto dall’attività  portuale.

I porti principali della UE sono sul Mare del Nord: Rotterdam, Amburgo, Anversa e Amsterdam, mentre sul Mediterraneo il top èMarsiglia. Ma anche i pi๠importanti porti europei si mantengono comunque ad un livello modesto rispetto ai colossi asiatici: Singapore, Shanghai e Hong Kong hanno un traffico annuale di merci tre o quattro volte superiore.