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Pressione fiscale e debito pubblico a livelli record

Le stime del Governo sui conti pubblici, formulate in occasione del DPEF della scorsa primavera, devono purtroppo essere ulteriormente riviste al ribasso.

Il crollo del PIL prosegue e si aggrava (per il 2009 si prevede un’involuzione forse del 2% della produzione nazionale) e quindi, nonostante la scelta di non ricorrere per l’ennesima volta alla crescita del debito pubblico pur di fronteggiare la crisi, il rapporto fra lo stesso e il PIL dovrebbe attestarsi al 111,2%, sopravanzando di oltre cinque punti rispetto al 2008 e vanificando i piccoli miglioramenti che lentamente si erano raggranellati negli anni precedenti.


Ricordiamo, per inciso, che il debito pubblico permane saldamente al terzo posto nel mondo come valore assoluto, e che gli interessi complessivi che ogni anno lo Stato deve pagare agli investitori sono circa il doppio rispetto ad altre nazioni come la Francia o la Germania.
Anche il rapporto fra deficit annuo e PIL, di cui si programmava il definitivo azzeramento per gli anni a venire, dovrebbe nel 2009 salire dal 2,6% al 3,7% (i parametri di Maastricht richiedono una soglia massima del 3%).
Ma il dato forse più notevole, e più vicino al comune cittadino, riguarda la pressione fiscale, che nel 2009 dovrebbe toccare il livello del 43,3% rispetto al reddito pro-capite, la stessa percentuale toccata nel 2007 e lievemente ridiscesa lo scorso anno. Solo nel 1997 (l’anno della famigerata Eurotassa) si era toccato un livello più elevato, il 43,7%.


I pesanti dati, contenuti nella bozza del Programma di Stabilità che il ministro delle Finanze Giulio Tremonti sta preparando per inviarlo a Bruxelles, sembrano tingere di tinte sempre più fosche il quadro della nostra economia, anche se il ministro smentisce nuovamente l’ipotesi di un ritocco alla Finanziaria triennale varata l’estate scorsa.