Home » Antiriciclaggio, il problema degli assegni post-datati

Antiriciclaggio, il problema degli assegni post-datati

Secondo le norme contro il riciclaggio, gli assegni bancari devono recare la clausola di non trasferibilità, a meno di non richiedere espressamente alla banca la consegna di un carnet di assegni trasferibili.

Non è tuttavia consentito girare assegni di importo superiore ad una certa soglia. Tale soglia, fissata precedentemente a 12.500 euro, è stata abbassata a 5.000 euro dalla recente manovra finanziaria, che è divenuta operativa il 31 maggio scorso.


Ma cosa succede agli assegni emessi prima di quella data? Finché si è in regola non c’è problema. Per gli assegni di ammontare fra i 5.000 e i 12.500 con data di emissione antecedente al 31 maggio ma incassati successivamente non sorgono responsabilità di nessun genere.

Il guaio, però, è che fra le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, è diffusissima la pratica di emettere assegni post-datati di qualche settimana o qualche mese: un modo comune, per quanto illecito, di dilazionare i pagamenti senza ricorrere alle più burocratiche (e costose) cambiali.
L’improvvisa emanazione del decreto, infatti, ha creato un bel problema a tutti coloro che hanno emesso in anticipo assegni con data posteriore al 31 maggio e per ammontare incluso fra i 5.000 e i 12.500 euro, senza la clausola di non trasferibilità.


Se non ci sono state girate nel frattempo, è possibile rimediare inserendo in extremis sul titolo la famigerata dicitura “non trasferibile”. Ma se l’assegno ha iniziato a passare di mano in mano, non c’è più niente da fare.
Due le strade possibili: o stracciare il documento e metterci una croce sopra sperando di recuperare ugualmente il credito per altre vie, o presentarlo ugualmente in banca. In questo caso, la somma è erogata lo stesso, ma tutti i giranti dovranno attendersi una multa fra l’uno e il quaranta percento dell’importo dell’assegno.