Ritorno dei dischi in vinile

di Giuseppe Aymerich Commenta

Si pensava che i dischi in vinile fossero destinati alle raccolte private di inguaribili collezionisti nostalgici..

disco in vinile

Si pensava che i dischi in vinile fossero destinati alle raccolte private di inguaribili collezionisti nostalgici; ma è il mercato a sbalordire dimostrando il contrario.

Realizzati a partire nel 1948 e dominatori assoluti del mercato dei supporti di registrazione musicale e non solo fino ad una ventina di anni fa, il vinile pareva essere arrivato alla fine del suo ciclo industriale con l’avvento dei compact-disc prima e di Internet poi.


Ma le cose sono andate diversamente. Si tratta, bene precisarlo subito, di un mercato di nicchia: oggi solo l’uno percento dei prodotti musicali venduti in Italia usa come supporto il vinile.

Però è una nicchia che, nel suo piccolo, cresce a ritmi inattesi. Nel 2008 (anno della rinascita) le vendite sono cresciute di oltre il 200%, e per il 2009, in attesa dei dati definitivi, si parla di un ulteriore 16%. Tutto questo mentre le vendite di cd crollano del venti percento all’anno, travolte dalla crisi dei consumi e dalla diffusione delle melodie sul web.

Perché il vinile resiste e anzi trova nuovi estimatori, a dispetto dell’evidente sorpasso tecnologico? In realtà il progresso tecnico non si è mai interrotto e la qualità dell’audio è oggi molto elevata; ma il vero motivo va ricercato certamente nella nostalgia e nella maggiore eleganza del disco classico, che fa anche bella mostra nei salotti: non a caso, gli acquirenti sono di solito persone di mezz’età.


Intanto, le case discografiche ne approfittano per ristampare i vecchi successi dei decenni passati e anche molte catene distributive si gettano nel nuovo (o vecchio) business: i negozi Mediaworld e Feltrinelli, ad esempio, sono un ottimo canale fra produttore e cliente.
Una curiosità: il long-playing più venduto nel 2009 è stato “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi.

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