Privatizzazioni del Ministro Grilli

di Vito Verna Commenta

E' un piano oltre modo ambizioso quello che il neo Ministro dell'Economia e delle Finanza Vittorio Grilli avrebbe recentemente presentato ed il cui scopo, stando a quanto pubblicamente dichiarato, dovrebbe essere quello di ridurre il debito pubblico italiano.

Privatizzazioni del Ministro Grilli

E’ un piano oltre modo ambizioso quello che il neo Ministro dell’Economia e delle Finanza Vittorio Grilli avrebbe recentemente presentato ed il cui scopo, stando a quanto pubblicamente dichiarato, dovrebbe essere quello di ridurre il debito pubblico italiano.

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In particolar modo, stando a quanto dichiarato dagli addetti ai lavori, il Ministro Grilli avrebbe tutte le intenzioni di avviare un cospicuo piano quinquennale di dismissioni, fatto soprattutto ma non esclusivamente da prestigiose privatizzazioni (il Corriere della Sera, su questo particolare punto, parla di caserme, uffici, aree demaniali e moltissimo altro ancora), addirittura equivalente al 5% del Prodotto Interno Lordo e, dunque, a circa 100 miliardi di euro.

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Una bella cifra, insomma, che dovrebbe consentire una riduzione del debito pubblico italiano, entro i prossimi 5 anni, pari a non meno del 20% così che quest’ultimo, dopo anni di inesplicabili e repentini aumenti, possa venir ridotto e, di conseguenza, possa passare dal 123% al 103% del Prodotto Interno Lordo.

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Un’operazione, sicuramente imponente e colossale, la cui gestione, nel caso in cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dopo aver sondato il mercato nazionale ed internazionale (soprattutto cinese e giapponese), dovesse effettivamente dare il via libera, sarà affidata ad una specifica società di gestione del risparmio che avrà il compito di capitalizzare, nel migliore dei modi possibili, gli oltre 650 miliardi di euro di patrimonio nazionale immobiliare (350 dei quali attualmente di proprietà dei Comuni).

Ancora da verificarsi, inoltre, sarebbero le stime sulla sostenibilità presentate dal Ministro Grilli che, stando a quanto dichiarato dal Fondo Monetario Internazionale, non avrebbe tenuto conto, nell’effettuare i propri calcoli, del bassissimo, se non addirittura nulla, tasso di crescita annuo del Prodotto Interno Lordo che, purtroppo, potrebbe vanificare qualsiasi velleità di guadagno e, dunque, di riduzione del debito pubblico.

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