Anche il partner può pretendere la retribuzione

di Giuseppe Aymerich Commenta

La sentenza n. 1833/2009 emessa dalla Corte di Cassazione potrebbe costituire un importante precedente in tema di..

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La sentenza n. 1833/2009 emessa dalla Corte di Cassazione potrebbe costituire un importante precedente in tema di coniugi e fidanzati che condividono l’attività d’impresa del partner.

Il caso esaminato dalla Suprema Corte è stato sollevato da una donna che per molti anni aveva collaborato gratuitamente presso la ditta individuale del suo compagno e convivente.


Successivamente, quando il rapporto affettivo si era ormai esaurito e la convivenza giunta al termine, la donna ha richiesto all’ex compagno il salario arretrato per tutti gli anni di lavoro prestato. Egli si è però rifiutato, e il caso è così finito davanti ai giudici.

L’imprenditore ha giustificato il suo rifiuto affermando che la collaborazione della donna andava considerata come una normale forma di assistenza interna ad un rapporto sentimentale, e pertanto estranea ad ogni legame del tipo datore-dipendente.


La Suprema Corte ha però valutato il caso sotto un’altra angolatura: è vero che l’assistenza reciproca è un diritto/dovere tipico del matrimonio e che da tempo la magistratura ha riconosciuto la medesima situazione anche nelle convivenze “more uxorio”; nel caso considerato, però, l’imprenditore non riconosceva alla convivente pari condizioni di vita, lasciandole in definitiva solo qualche spicciolo del ricavato dell’attività comune.

I magistrati hanno ritenuto che il rapporto in questione non poteva pertanto definirsi assistenziale o solidaristico, e tantomeno paritario.
In mancanza di un’effettiva reciprocità nei rapporti economici fra le parti, perciò, la donna è apparsa ai magistrati della Cassazione come una vera e propria dipendente mai retribuita, e pertanto meritevole del riconoscimento della paga arretrata (insieme alle ferie non godute, al TFR e a tutte le altre componenti).

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