Lavoro minorile e lavoratrici-madri (IV)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le azioni per le pari opportunità possono sorgere in direzione di numerosi obiettivi: favorire la diversificazione professionale..

Le azioni per le pari opportunità possono sorgere in direzione di numerosi obiettivi: favorire la diversificazione professionale delle donne; garantire un maggiore equilibrio fra gli impegni lavorativi e quelli familiari; promuovere una loro maggiore presenza in quegli ambiti dove esse sono sotto-rappresentate.
A differenza delle norme di tutela propriamente dette, la legge sulle pari opportunità non interviene “contro” ma “pro”.


Si tratta, quindi, di incentivare azioni positive che garantiscono una parità effettiva e non solo dichiarata.
Ma quali sarebbero queste fantomatiche “azioni positive”? Qui la legge dice opportunamente poco o nulla. Poiché le situazioni concrete possono presentare mille sfumature differenti, il legislatore ha scelto di lasciare che siano gli stessi protagonisti del mondo del lavoro a individuare e porre in essere tali azioni. Sono dunque gli imprenditori e le rappresentanze sindacali ad essere stimolate a confrontarsi sul tema e a individuare nuove soluzioni da applicare.

Ma il ruolo di individuare le azioni positive è attribuito anche a livello locale ad uno specifico “consigliere di parità”, e a livello nazionale al ministro senza portafoglio incaricato della materia (attualmente il ruolo è assegnato a Mara Carfagna).

Per garantire maggiore protezione nelle controversie di lavoro, è anche stabilito che la donna può delegare al consigliere di parità la sua tutela davanti al Tribunale del Lavoro nelle cause contro il suo datore, e anzi lo stesso consigliere può anche promuovere d’ufficio (in qualità di pubblico ufficiale) azioni legali contro comportamenti discriminatori di carattere collettivo ai danni delle lavoratrici.


Si segnala, infine, che in tempi più recenti una disciplina simile è stata prevista ed estesa a tutte le possibili discriminazioni sul luogo di lavoro: non più motivate solo dal sesso, dunque, ma anche dalla nazionalità, dalla razza, dalle opinioni politiche, religiose e sindacali, dalla lingua, dall’età, dall’orientamento sessuale.

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