L’IRAP continua a perdere gettito e contribuenti

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nata nel 1997 con la prospettiva di sottoporre al tributo tutti i contribuenti titolari di partita IVA, l’IRAP ha iniziato ..

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Nata nel 1997 con la prospettiva di sottoporre al tributo tutti i contribuenti titolari di partita IVA, l’IRAP ha iniziato progressivamente a perdere i suoi contribuenti, dopo che sia il legislatore sia la Corte di Cassazione hanno escluso un numero crescente di soggetti dagli obblighi relativi.

Il discorso più noto riguarda i lavoratori autonomi privi di organizzazione; posto che l’esistenza o meno del requisito va valutata caso per caso, in generale essa è esclusa quando non si dispone di collaboratori e l’insieme dei beni strumentali impiegati dal contribuente non sopravanza quel minimo necessario perché si svolga la sua attività, di natura prettamente intellettuale.


Successivamente, ulteriori e recenti sentenze della Suprema Corte hanno previsto l’esenzione anche per agenti di commercio, promotori finanziari, uomini del mondo dello spettacolo, fotografi professionisti, consulenti aziendali, persino dottori commercialisti con riferimento agli specifici compensi percepiti come amministratori o sindaci di società di capitali. E alla porta dell’esenzione cominciano ora a bussare i piccoli artigiani.


Ma anche il legislatore ci ha messo del suo, istituendo alla fine del 2007 il regime agevolato per centinaia di migliaia di “contribuenti minimi”, esenti dall’IRAP in modo assoluto.

E a fronte delle sentenze della Cassazione, l’Agenzia delle Entrate ha emanato nel 2008 una circolare in cui sanciva di rinunciare ad agire in giudizio contro i professionisti che presentavano i requisiti dei “minimi”, anche quando di fatto non aderissero a tale regime contabile. Ora che la Cassazione ha aperto pesanti spiragli anche sugli imprenditori, la circolare dovrà probabilmente essere aggiornata.

Tutto questo ha fatto progressivamente scendere il gettito dell’IRAP. E altri nuovi fattori contribuiranno nei mesi prossimi in questa direzione: la riduzione dell’aliquota (dal 4,25% al 3,9%) e le nuove regole di formazione della base imponibile, deliberate con l’ultima Finanziaria del governo Prodi.

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