Detassazione dei premi di produttività per il 2011

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel 2008 furono introdotti per la prima volta degli incentivi fiscali per il lavoro straordinario e per i premi di produttività riconosciuti ai lavoratori dipendenti..

Nel 2008 furono introdotti per la prima volta degli incentivi fiscali per il lavoro straordinario e per i premi di produttività riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Per i due anni successivi la misura è stata confermata, ma con qualche modifica (fra l’altro, è scomparso il riferimento al lavoro straordinario).
Con il DL 78/2010, infine, è stato decisa l’applicazione della misura anche per il periodo d’imposta 2011, ma con alcune modifiche normative.


Innanzitutto, è stabilito che l’incentivo si applica sui premi riconosciuti ai lavoratori sulla base di accordi fissati nella contrattazione di secondo livello (contratti collettivi territoriali e/o aziendali), escludendo quindi i premi attribuiti unilateralmente dal datore o contrattati a livello individuale. Fra l’altro, la lettura letterale di questa norma parrebbe escludere, di fatto, anche i dipendenti dei lavoratori autonomi.
Inoltre, si conferma che l’incentivo consiste nel sottoporre tali premi ad una tassazione separata, con l’aliquota del 10%. Non è però detto espressamente, e il punto andrà certamente chiarito, se sia possibile rinunciare a tale tassazione separata (come finora è avvenuto): non si può escludere, infatti, che la tassazione ordinaria possa risultare più conveniente per il lavoratore, e in tal caso gli si dovrebbe garantire la possibilità di rinunciare al supposto incentivo.


Un’altra modifica riguarda le soglie da non superare perché sia riconosciuta la detassazione. Si conferma che essa può concernere premi di produttività entro il limite complessivo di 6.000 euro, mentre cambiano le cose sul reddito totale. Fino al 2010 era stabilito che occorreva che nell’anno precedente il lavoratore non avesse percepito un reddito da lavoro dipendente superiore a 35.000 euro, mentre ora si parla di 40.000 euro “nell’anno di riferimento”: peccato, però, che la legge non indica quale sia tale fantomatico anno di riferimento.

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