Paradisi fiscali, la lista nera dell’Unione Europea

di Fabiana Commenta

Sono 17 i Paesi che fanno parte della lista nera dei paradisi fiscali stilata da Ecofin che nonostante mesi di dialogo con l’Unione Europea sembrano non aver cambiato nulla in materia di legislazione fiscale e continuano ad essere poco collaborativi.

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Sale invece a 47, il numero dei Paesi in zona grigia che si sono impegnati a cambiare la loro legislazione fiscale dopo il colloquio con l’Europa e fra questi ci sarebbero Samoa e Samoa americane, Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Corea del Nord, Macao, isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Santa Lucia, Trinidad e Tobago, Tunisia, Emirati Arabi, ma anche Svizzera e Bermuda. 

Per otto paesi che quest’anno sono stati toccati dagli uragani, il riesame è stato spostato per il febbraio 2018, ma la lista nera dei paradisi fiscali redatta dall’UE rappresenta un passo avanti per poter contrastare le giurisdizioni che favoriscono l’evasione ai danni dei cittadini di tutto il mondo.

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L’idea è quella di ridicolizzare i paesi davanti all’opinione pubblica mettendoli nella condizione di “pentirsi” e cominciando a collaborare con le autorità visto anche il rischio concreto di sanzioni economiche: dopo la gogna mediatica, il commissario agli affari economici Pierre Moscovici annuncia pesanti sanzioni nei confronti dei 47 paesi della lista grigia che dovrebbero capire che è arrivato il momento di cominciare a collaborare e contrastare l’evasione fiscale, ma il problema è che è mancato fino a questo momento un coordinamento a livello internazionale. 

E l’On Oxfam sostiene invece di aver sempre voluto una blacklist Ue più lunga che non escludesse i Paesi Ue: pochi giorni fa ha pubblicato la sua lista con i 35 paesi considerati paradisi fiscali commentando anche le azioni della Ue.

Anche se riconosciamo che questo è un passo nella giusta direzione, se i leader dell’Unione Europea lasceranno sfuggire alla loro rete un numero eccessivo di paesi, ci rimetteremo tutti quanti. Un posto sulla “lista grigia” non deve significare che qualche paradiso fiscale possa riuscire a farla franca. 

 

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