Aziende italiane, è fuga all’estero

di Fabiana Commenta

Il Made in Italy? Fugge all’estero: continua l’ondata di delocalizzazioni da parte delle aziende italiane che aumenta anno dopo anno.

Fra il 2009 e 2015 c’è stato un incremento pari al +12,7% passando dalle 31.672 unità a quota 35.684.

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Lo conferma uno studio condotto dall’Ufficio studi della Cgia su Banca dati Reprint del Politecnico di Milano e dell’Ice che conferma anche come il fatturato sia aumentato dell’8,3% facendo registrare un incremento in termini assoluti del giro di affari di oltre 40 miliardi di euro.

Dei 35.684 casi registrati nel 2015, circa 14.400 sono aziende legate al settore del commercio, soprattutto filiali e joint venture commerciali di imprese manifatturiere. Fra le aziende più interessate dalle partecipazioni all’estero c’è anche il settore manifatturiero che ha interessato circa 8.200 attività.

La meta preferita della delocalizzazione restano gli Stati Uniti visto che nel 2015 le partecipazioni italiane nelle aziende statunitensi sono state oltre 3.300, ma seguono la la Francia (2.551 unità), la Romania (2.353), la Spagna (2.251) la Germania (2.228), il Regno Unito (1.991), la Cina (1.698) .

Purtroppo non ci sono statistiche complete in grado di fotografare con precisione il fenomeno della delocalizzazione produttiva. Infatti, non conosciamo, ad esempio, il numero di imprese che ha chiuso l’attività in Italia per trasferirsi all’estero. Tuttavia, siamo in grado di misurare con gradualità diverse gli investimenti delle aziende italiane nel capitale di imprese straniere ubicate all’estero. Un risultato, come dimostrano i dati riportati in seguito, che non sempre dà luogo ad effetti negativi per la nostra economia. 

Conferma il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo spiegando che le regioni italiane più interessate agli investimenti all’estero sono la Lombardia (11.637 partecipazioni), il Veneto (5.070), l’Emilia Romagna (4.989) e il Piemonte (3.244).

Chi pensava che la meta preferita dei nostri investimenti all’estero fosse l’Europa dell’Est rimarrà sorpreso. A eccezione della Romania, nelle primissime posizioni scorgiamo i Paesi con i quali i rapporti commerciali sono da sempre fortissimi e con economie tra le più avanzate al mondo. 

 

Spiega il segretario della Cgia Renato Mason.

 

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