Reati societari in crescita continua

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel 2001, il decreto legislativo n. 231 introdusse nel campo del diritto penale una novità senza dubbio epocale, e cioè la possibilità..

Nel 2001, il decreto legislativo n. 231 introdusse nel campo del diritto penale una novità senza dubbio epocale, e cioè la possibilità che anche le persone giuridiche e gli enti in genere potessero essere imputati di fattispecie penali.

In altre parole, la novità rispetto al passato consisteva nel fatto che le sanzioni potevano colpire non solo amministratori o dipendenti, ma anche la società in quanto tale.


In generale, la sanzione consiste in multe salatissime (il massimo è solitamente pari a € 774.685) e, talvolta, in punizioni accessorie, come l’impossibilità fino ad un anno a poter partecipare a pubblici appalti, fino ad arrivare alla sospensione forzata dell’attività per un periodo congruo.

Con il passare degli anni, il numero dei reati attribuibili agli enti è andato crescendo sempre più, in virtù di nuovi e dettagliati interventi del legislatore, e sembra proprio che in questi giorni diventerà definitiva una nuova infornata di reati societari, in virtù della prossima approvazione definitiva di alcune nuove norme.


I reati in questione sono tanti ed eterogenei. Si va dalla contraffazione di prodotti e brevetti alla frode commerciale, dalla concorrenza condotta con metodi violenti o intimidatori alle violazioni del diritto d’autore, dallo scambio elettorale politico-mafioso fino alla fattispecie forse più insolita: l’associazione per delinquere finalizzata alla tratta degli schiavi.

Che il rischio che la società sia chiamata a pagare è comunque concreto, anche quando il tutto deriva da attività di cui gli amministratori non sanno nulla. L’unico paracadute per evitare troppe sorprese di questo genere è mettere in piedi un modello organizzativo diretto a prevenire qualunque fattispecie delittuosa, per evitarla o, quantomeno, per utilizzarlo come prova della propria buona fede.

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