
La Suprema Corte, dunque, con la suddetta sentenza ha ribaltato l’orientamento fino ad oggi considerato prevalente, secondo cui la riduzione sistemica dei compensi e dei diritti notarili deve essere considerata concorrenza illecita.
Secondo i giudici della Cassazione, infatti, tale orientamento non deve pià ¹ essere considerato attuale dopo il decreto Bersani, soprattutto nell’ottica della tutela al cittadino, che deve poter valutare le diverse offerte presenti sul mercato ed essere libero di scegliere quella pià ¹ consona alla sue esigenze. La libera concorrenza intesa in tal modo, ha spiegato la Cassazione, deve intendersi valida per tutte le professioni e quindi non puà ² essere ridimensionata con specifico riferimento alla professione notarile.
A fronte di tale conclusione, dunque, la Corte di Cassazione ha rigettato la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello, che al contrario aveva giudicato valida la sanzione inflitta da collegio notarile in quanto a suo avviso il comportamento posto in essere dal notaio era addirittura da considerare una violazione dell’ordine pubblico economico in quanto riguarda prestazioni effettuare nell’ambito dell’esercizio di una funzione pubblica.
La Corte di Cassazione ha invece affermato che il notaio èa tutti gli effetti un lavoratore autonomo, con tutto cià ² che ne consegue, pertanto èlibero di stabilire il suo compenso, che come sottolineato dalla Suprema Corte rappresenta uno degli elementi pià ¹ qualificanti dell’attività  economica del professionista. Al contrario, quello che il notaio non puà ² fare èsvolgere gran parte dei suoi lavori fuori dallo studio.