
I contribuenti sottoposti agli studi sono stati 3.734.932, di cui il 68% sono persone fisiche, il 18% sono società di persone e il 14% sono società di capitali e altri soggetti IRES.

I contribuenti sottoposti agli studi sono stati 3.734.932, di cui il 68% sono persone fisiche, il 18% sono società di persone e il 14% sono società di capitali e altri soggetti IRES.

Lo ha riconosciuto lo stesso governatore lombardo, Roberto Formigoni, che nei giorni scorsi ha annunciato il prossimo varo della delibera con la quale il network varesotto viene riconosciuto ufficialmente come una realtà esistente e di successo.
Alla base dell’obbligazione, ricordiamo brevemente, la necessità di monitorare il diffusissimo fenomeno associativo, cui si accompagnano preziosi benefici fiscali; e proprio per evitare che i benefici vadano a chi, in realtà , non se lo merita e dunque ad associazioni esistenti magari solo sulla carta, èstato indetto l’obbligo di inviare il modello.

Ebbene, su duemila persone intervistate nelle prime due settimane di dicembre, èmerso un punteggio pari a 113,7. Questo punteggio, che pondera diversi valori, èdi difficile lettura per i profani; ma èsufficiente sapere che si tratta del punteggio pi๠alto dal luglio 2002.

Il risultato, in effetti, nel biennio successivo èstato in buona parte raggiunto, con una riduzione verticale delle procedure aperte. L’avvento della crisi, perà², ha profondamente mutato il clima, con un ritorno vertiginoso della crescita delle procedure concorsuali, e si presume che il 2010 sarà anche peggio.


La ricerca costituisce la voce pi๠importante (169 milioni di euro, pari ad un terzo del totale): le sedi che hanno presentato i risultati pi๠ragguardevoli sono La Sapienza di Roma, l’Alma Mater di Bologna e la Federico II di Napoli, che si sono guadagnate le fette pi๠sostanziose delle risorse stanziate, mentre al capo opposto abbiamo Foggia, Teramo e un’altra università napoletana, la Parthenope.

Questa valutazione, definita comunemente “ratingâ€, incide sulle disponibilità liquide che la banca deve detenere senza investirle: senza scendere nei dettagli (esistono formule matematiche piuttosto complesse), èsufficiente dire che quanto pi๠una banca finanzia imprese con scarso rating, tanto pi๠èobbligata ad immobilizzare risorse (con tutti i relativi oneri) per non compromettere la propria stabilità finanziaria.

I dati pi๠aggiornati mettono in comparazione i primi nove mesi del 2009 rispetto a quelli del 2008.

Grazie a questo sorpasso, sia pur risicato, l’Italia diventa la sesta nazione al mondo in questa specialissima classifica, dopo Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania e Francia.

Il numero totale delle imprese attive sale cosଠa 6.095.097 (una su ogni 9,5 abitanti), confermando l’italica tendenza a diffondere le piccole e piccolissime aziende prevalentemente a carattere individuale e familiare.

Anche in questa fase di crisi, non si registrano particolari effetti negativi, tanto che il livello degli occupati èrimasto pressochè costante nell’ultimo anno.



Gli storici ritengono che il primo a lanciare industrialmente l’idea fu King Gillette agli inizi del Novecento. L’inventore delle celebri lamette da barba ideಠil pratico strumento da toilette, la cui lama doveva essere sostituita con una certa frequenza;
ed èproprio con le lame che l’azienda riceveva la grande parte dei suoi incassi, molto pi๠rispetto a quanto otteneva dalle cessioni di rasoi. Questo, perlomeno, fino all’avvento delle lamette usa-e-getta.