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Edilizia scolastica, stop alle nuove opere

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Non èsolo il comparto stradale (fondi ANAS a secco) a soffrire le difficoltà  proprie dell’intera edilizia pubblica: anche nell’ambito scolastico le iniziative sembrano ferme al palo.

Nei mesi passati era stato annunciato a pi๠riprese un piano ad ampio respiro per il recupero e la messa in sicurezza per centinaia di edifici in tutta Italia. D’altronde, si stima che su cinquantasettemila fabbricati scolastici, ben tredicimila sorgono in zone a rischio sismico pi๠o meno sensibile, e solo una percentuale modesta degli stessi godono della tutela delle attuali norme di sicurezza contro i terremoti.


Nè si puಠsottovalutare che, ad una ventina d’anni dalla legge sull’accesso per i portatori di handicap, ancora novemila scuole presentano barriere architettoniche da eliminare.
Quasi due miliardi di euro sono stati preventivati per il complesso degli interventi, ma ad oggi sono stati finanziati meno di 350 milioni. Due i motivi: il taglio selvaggio a tutte le spese, reso necessario dalla crisi drammatica dei conti pubblici, e problemi di natura procedurale che provocano un allungamento dei tempi. Va infatti notato come ogni intervento, prima di essere bandito con le relative gare d’appalto, deve trovare l’accordo degli enti locali, del ministero, della Protezione Civile e talvolta anche di altri enti (ASL ecc.).


C’ un altro fattore che entra in gioco. Nei mesi passati èstato avviato un censimento nazionale di grande importanza: sono stati cerniti tutti gli edifici scolastici, con il raccoglimento per ognuno di loro di tutte le informazioni utili per il recupero.
Il censimento si èrivelato pi๠problematico del previsto: siamo già  in ritardo di sette mesi rispetto alla data prevista per la sua conclusione e ancora mancano molte informazioni per la Regione pi๠problematica, la Campania. Terminata l’indagine, tuttavia, nascerà  una banca dati di importanza decisiva.