Pensione di reversibilità (terza parte)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nell’articolo precedente sono stati elencati i diversi ammontari della pensione di reversibilità riconosciuta ai superstiti, pari..

pensione di reversibilità

Nell’articolo precedente sono stati elencati i diversi ammontari della pensione di reversibilità riconosciuta ai superstiti, pari a determinate percentuali della rendita riconosciuta al defunto.

In realtà, tali importi sono attribuiti ai superstiti solo se i loro redditi non superano determinate soglie. La riforma pensionistica attuata nel governo presieduto da Lamberto Dini nel 1995, infatti, ha stabilito che agli importi così determinati vanno apportati dei tagli percentuali a seconda dei redditi di cui i beneficiari già godono.


Se i superstiti sono più di uno, ognuno subirà la propria eventuale riduzione a seconda della propria situazione personale.
Le varie soglie sono rideterminate ogni anno dall’INPS. Per il 2009, è previsto quanto segue.


Se i redditi superano € 17.869, la pensione di reversibilità subisce una riduzione del 25%; se si oltrepassa la soglia di € 23.846, la riduzione è del 40%; se, infine, si supera il limite di € 29.783, il taglio è del 50%.
Per valutare se si superano le soglie indicate entrano in gioco tutti i redditi percepiti dal superstite, ad eccezione di alcuni redditi esclusi.

Sono esclusi, in particolare, il reddito da prima casa (solo per il coniuge), il TFR, gli interessi maturati sul conto corrente bancario e sui titoli di Stato, la stessa pensione di reversibilità e altre voci minori.
I diritti già acquisiti, tuttavia, non sono stati toccati dalla riforma Dini: non si subisce, infatti, nessun taglio se il superstite già percepiva la pensione di reversibilità al momento in cui la legge di riforma del sistema pensionistico è entrata in vigore (31 agosto 1995).

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