Manovra 2010: la stretta sulle pensioni

di Giuseppe Aymerich 2

La manovra economica della primavera 2010 non interviene sui requisiti per ottenere le pensioni di anzianità e di vecchiaia..

riforma pensioni

La manovra economica della primavera 2010 non interviene sui requisiti per ottenere la pensione di anzianità e pensione di vecchiaia; quello che cambia profondamente, invece, è il sistema delle “finestre” di uscita. Da quattro e due che erano previste in precedenza, infatti, si scenderà ad una sola per entrambi i generi di pensione; e sarà una finestra piuttosto penalizzante, visto che corrisponde ad un anno per i dipendenti e ad un anno e mezzo per gli autonomi.


In altre parole, una volta maturati i requisiti per la pensione, occorrerà lavorare ancora per dodici-diciotto mesi prima di lasciare il posto. Si tratta di una finestra “mobile”, cioè personalizzata: per ogni iscritto sarà prevista una data di uscita calcolata sulla sua personale situazione contributiva, e non più dunque finestre trimestrali o semestrali uniche per tutti gli iscritti che maturano i requisiti nello stesso arco temporale.
Saranno, tuttavia, adottate (con un provvedimento successivo) regole diverse e meno severe per gli iscritti con quarant’anni di contributi.

Se il discorso tracciato riguarda le pensioni di tutti, un discorso specifico riguarda invece le donne che lavorano per la Pubblica Amministrazione. Come già concordato a suo tempo con l’Europa, l’età per il pensionamento salirà gradualmente da sessanta a sessantacinque anni; tuttavia, si accelera la tempistica dei “gradini” (cioè, della salita della soglia da sessantuno a sessantadue anni, da sessantadue a sessantatre…): non più ogni ventiquattro mesi bensì ogni diciotto.


Il periodo transitorio, quindi, si concluderà nel 2016 e non più nel 2018 come inizialmente previsto, con un risparmio a regime di circa 2,5 miliardi di euro l’anno.
Prevista, infine, per il prossimo biennio una tassa sulle pensioni dieci volte superiori al minimo: il prelievo sarà pari al 10% sull’eccedenza rispetto a tale decuplo.

Commenti (2)

  1. E’ assolutamente pazzesco. Aumentare l’età pensionabile significa bloccare già in partenza l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani che saranno penalizzati anche da “uscite” in età estremamente avanzata. Si sarebbe dovuto invece consentire lo scivolo dal lavoro dei più anziani, rimpiazzandoli con forze nuove e più giovani. Insomma, il problema non si affronta, nè si risolve in maniera così semplicistica. Non pagare ADESSO non significa EVITARE DI PAGARE IN FUTURO. Anche ammesso che nell’attesa molta gente morirà, prima o poi i nodi verranno al pettine per i sopravissuti. E allora saremo alla catastrofe TOTALE.

  2. NON CAPISCO CHE FINE FARANNO I LAVORATORI CHE PERDONO IL LAVORO PRIMA DI RAGGIUNGERE I REQUISITI.

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