Controversie tributarie ultradecennali, arriva il colpo di spugna

di Giuseppe Aymerich Commenta

La recente conversione in legge del decreto-incentivi ha introdotto alcune novità rispetto al testo originario..

La recente conversione in legge del decreto-incentivi ha introdotto alcune novità rispetto al testo originario. Fra queste, si segnala la drastica presa di posizione sui contenziosi tributari che si trascinano da troppo tempo.

Una volta esistevano, in materia, quattro gradi di giudizio, presso le commissioni tributarie provinciali e regionali, presso la Commissione Centrale e presso la Corte di Cassazione.


Per snellire la procedura in occasione della grande riforma del contenzioso tributario (1992), si decise la soppressione della Commissione Centrale, che però sarebbe rimasta in piedi fino alla conclusione delle liti avviate fino a quella data. Sono passati diciotto anni e ancora la Commissione Centrale continua a lavorare, ingolfata da cause intentate chissà quanti anni fa.

Ecco, dunque, la decisione del Parlamento. Tutte le liti pendenti davanti alla Commissione Centrale che, alla data del 25 maggio 2010, erano iniziate in primo grado almeno dieci anni prima, sono automaticamente chiuse se il Fisco è risultato sconfitto in entrambi i primi gradi di giudizio; da questa sanatoria sono però escluse le cause originate da richieste di rimborso del contribuente.


La definizione è pronunciata d’ufficio dalla Commissione Centrale, senza alcun passaggio preliminare; con la vittoria definitiva del contribuente, quest’ultimo ha diritto al risarcimento di tutte le spese sostenute.

C’è poi un altro fronte, parzialmente diverso: le cause tributarie pendenti davanti alla Corte di Cassazione. Per quelle avviate da almeno dieci anni è prevista la possibilità di chiusura immediata, però stavolta su istanza del contribuente da presentare entro novanta giorni dal 25 maggio.
Egli può offrirsi di pagare il 5% degli importi complessivamente contestatigli e chiudere lì la questione, purché, ancora una volta, il Fisco sia risultato soccombente nei gradi anteriori di giudizio. In questo caso, nessun risarcimento e compensazione reciproca delle spese.

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