Sciopero virtuale nel settore trasporti (III)

di Giuseppe Aymerich Commenta

La possibilità che viene introdotta con lo “sciopero virtuale” è quella di far sì che i lavoratori prestino ugualmente..

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La possibilità che viene introdotta con lo “sciopero virtuale” è quella di far sì che i lavoratori prestino ugualmente e regolarmente il servizio, ma rinunciando al salario (come negli scioperi effettivi) e devolvendolo, per esempio, ai fondi per il sostegno della cassa integrazione oppure ad enti di beneficenza.

Gli scioperanti, afferma Sacconi, potranno dimostrare il loro dissenso ai terzi in maniera diversa, per esempio portando “una fascia al braccio”.


Le modalità di esercizio dello sciopero virtuale, comunque, dovranno essere concordate in sede di contrattazione collettiva, prevedendo anche “un danno per la controparte, più che proporzionato alla rinuncia dei lavoratori”, secondo l’opinione di Sacconi.

Non è ancora chiaro, ma sembra proprio di sì, che quella dello sciopero virtuale sia destinata a divenire l’unica forma di astensione ammissibile, perlomeno per certi profili professionali del tutto indispensabili (come i piloti).

In tutti i casi, non saranno mai ammesse forme di protesta che, per durata e modalità, siano lesive del diritto alla mobilità dei cittadini.
Previste pesanti sanzioni per chi sgarra, comminate dalla nuova Commissione per le Relazioni di Lavoro e riscosse da Equitalia, la società pubblica già incaricata della riscossione dei tributi e dei crediti previdenziali.

Il ministro Sacconi si augura di trovare ampie convergenze alla sua proposta, ma ritiene di poter fare a meno della CGIL, in caso di dissenso di quest’ultima.


Ma proprio dal principale sindacato italiano arrivano le prime prese di posizione critiche. Il segretario Guglielmo Epifani si dichiara disponibile a discutere per rivedere eventuali rigidità della legge ma invoca anche grande cautela, considerando che lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito.

Il segretario confederale Fabrizio Solari, invece, si augura che il Governo “dopo aver favorito la rottura del sindacato” non miri a “impedire che il dissenso possa manifestarsi”.

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