Differenze temporali di conservazione dei pagamenti

di Giuseppe Aymerich Commenta

Come spiegato nell’articolo precedente, è bene conservare i documenti che comprovano gli avvenuti pagamenti..

Come spiegato nell’articolo sul tempo di conservazione dei pagamenti, è bene conservare i documenti che comprovano gli avvenuti pagamenti per tutto il periodo entro il quale si prescrive il diritto del fornitore di contestarne la mancata esecuzione.

Questo termine è solitamente decennale, salvo che la legge non preveda espressamente scadenze differenti.
Vediamo, dunque, le differenze temporali più importanti, con una premessa: se tali spese sono scaricate dal reddito o hanno comunque una valenza fiscale, i relativi documenti devono essere mantenuti per tutto il tempo necessario agli accertamenti dell’Amministrazione Finanziaria.


L’ipotesi principale riguarda i pagamenti soggetti a scadenze periodiche infrannuali: è il caso delle bollette dell’energia elettrica, del telefono, del gas e delle altre utenze, ma anche dell’affitto, delle rate del mutuo, delle spese condominiali e di chissà quante altre situazioni comuni nella vita di tutti i giorni. Ebbene, in questi casi, il termine di prescrizione è pari a cinque anni dalla data di scadenza del pagamento. A proposito del mutuo, tuttavia, molti avvocati suggeriscono per prudenza di calcolare cinque anni dalla data di estinzione del mutuo.
Più complesso il caso del canone Rai: alcuni ritengono che anche per esso valga il termine quinquennale, mentre altri, ritenendo che si tratti di un tributo, reputano che sia soggetto a regole diverse e che dunque sia più prudente adottare l’ordinario termine decennale.


I termini sono decisamente minori, invece, per altre tipologie di spesa: l’estratto conto è contestabile entro sessanta giorni, il pagamento del conto del ristorante o dell’albergo può essere cestinato dopo sei mesi, le rette scolastiche o le quietanze dei docenti privati dopo un anno, il bollo auto dopo tre anni.
Quanto alle contravvenzioni stradali, infine, esse si prescrivono in cinque anni dalla data di notifica del verbale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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