Nuova tassa concorsi pubblici

di Stefania Russo Commenta

Tra le novità contenute nella bozza della legge di stabilità entrata in Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, e che di fatto sostituisce la vecchia legge finanziaria...

Tra le novità contenute nella bozza della legge di stabilità entrata in Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, e che di fatto sostituisce la vecchia legge finanziaria, figura una nuova tassa di ammontare compreso tra 15 e 20 euro che dovranno corrispondere tutti coloro che decideranno di prendere parte ad un concorso pubblico.

La nuova tassa, in particolare, interesserà tutti coloro che tenteranno attraverso un concorso pubblico di guadagnarsi un posto nella pubblica amministrazione, mentre al contrario sono esclusi da questa misura i concorsi per entrare a far parte del personale impiegato presso regioni, province autonome, enti di competenza del Servizio sanitario nazionale ed enti locali.

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La nuova tassa viene definita un diritto di segreteria, ossia un contributo necessario per la copertura delle spese della procedura. Per quanto riguarda l’ammontare della tassa, come già anticipato, il testo del disegno di legge prevede che debba essere compreso tra dieci e quindici euro, rimandando al bando del concorso stesso l’indicazione esatta dell’importo da corrispondere a titolo di diritto di segreteria.

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Inutile dire che questa nuova tassa, sebbene non sia ancora stata definitivamente introdotta, ha già scatenato un mare di polemiche. Anzitutto si ritiene controproducente introdurre un ulteriore costo per chi decide di partecipare ad un concorso pubblico alla luce del fatto che in Italia il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è tra i più bassi nel mondo, per cui tale tassa, sebbene non sia eccessiva nel suo ammontare, è comunque considerata un disincentivo.

A questo bisogna poi aggiungere l’inutilità di tale contributo dal momento che, in base ad una stima approssimativa, l’introduzione di tale contributo farebbe confluire nelle casse dello Stato solo qualche milione di euro, una cifra piuttosto insignificante se collocata nell’ambito di una manovra da 60 miliardi di euro.

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