Lavoro nero in Calabria

di Giuseppe Aymerich Commenta

La piaga del lavoro nero è diffusissima nel nostro Paese..

La piaga del lavoro nero è, quasi superfluo ripeterlo, diffusissima nel nostro Paese. Si stima che attualmente in Italia lavorino circa 640.000 persone (secondo gli studi di Confartigianato) senza essere iscritte agli enti previdenziali e assistenziali. Anche per le casse dello Stato, il danno è enorme.

La situazione è andata peggiorando negli ultimi due anni, a causa dell’arrivo della crisi globale. Molte aziende, per non chiudere, hanno dovuto lesinare sul costo del lavoro, ponendo spesso gli occupati a dover scegliere se essere licenziati (o non assunti) oppure lavorare in nero. E, non di rado, i lavoratori irregolari altri non sono che proprio ex-imprenditori che hanno dovuto chiudere i battenti a causa della crisi.


Il settore dove si concentra il lavoro nero è quello dei servizi, seguito dall’edilizia.
Va segnalato come il lavoro nero sia una delle principali mine alla libera concorrenza nel nostro Paese. Gli imprenditori in regola, per ovvi motivi, sostengono maggiori costi dei colleghi meno virtuosi, e non si può escludere che proprio per fronteggiare questa forma odiosa di concorrenza sleale molti abbiano dovuto a loro volta calpestare le regole poste a tutela dei lavoratori.

In termini percentuali, i lavoratori irregolari oggi incidono, in un modo o nell’altro, per l’11,8% della forza-lavoro impiegata in Italia. Se però al Nord il fenomeno, pur presente, è meno sentito, le cifre salgono impietosamente via via che si viaggia verso Sud. Nel Meridione, infatti, la percentuale di irregolari sale al 18,3%, fino a raggiungere la punta del 27,3% in Calabria (più di un lavoratore su quattro).


Non a caso sono proprio tre province calabresi le più interessate dal fenomeno (Crotone, Vibo Valentia e Cosenza). Altre Regioni particolarmente colpite sono Sicilia e Puglia, mentre la più virtuosa appare l’Emilia Romagna.

Fonte: La Repubblica

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