Trenta miliardi di debiti non saldati

di Giuseppe Aymerich Commenta

I dati presentati recentemente dall’Unione nazionale delle imprese di recupero crediti (Unirec) sono impietosi sulla situazione della liquidità di privati e aziende..

I dati presentati recentemente dall’Unione nazionale delle imprese di recupero crediti (Unirec) sono impietosi sulla situazione della liquidità di privati e aziende. Alla fine del 2009, i debiti non saldati e per il cui recupero il creditore di turno si è rivolto ad un’azienda aderente all’Unirec ammontano complessivamente a quasi trenta miliardi di euro: una cifra astronomica, soprattutto considerando che appena dodici mesi prima ci si aggirava intorno ai venti miliardi.


E il quadro complessivo potrebbe essere ancora più drammatico, tenuto conto che le imprese aderenti all’Unirec coprono circa l’ottanta percento del mercato, lasciando dunque fuori un’altra montagna di debiti stimabile forse in ulteriori sette-otto miliardi.

La natura di questi debiti è quantomai eterogenea: dalle bollette dell’energia elettrica al mutuo in banca. Di certo, ogni mese nascono mediamente più di due milioni di nuove pratiche, tanto che il lavoro per i recuperatori di crediti non manca mai ed anzi le aziende del settore non smettono di assumere nuovo personale (+33% dal 2007).

Solo una parte minoritaria di queste pratiche finite sotto la tutela delle aziende specializzate è coronata dal successo senza grossi traumi: nella maggioranza dei casi, infatti, il ricorso al tribunale diviene l’unica strada percorribile.


L’analisi fornita dall’Unirec include anche una differenziazione per Regioni, con riferimento al primo semestre 2009. In termini di ammontare complessivo dei debiti, al primo posto troviamo Sicilia e Lombardia (1,6 miliardi), seguite dalla Campania (1,5 miliardi), mentre in coda c’è la Valle d’Aosta (25 milioni): come si vede, il peso della popolazione è determinante.
In termini di percentuale di recupero, invece, i maggiori successi vengono dalla Basilicata (42,8%), contro il misero 22,4% dell’Abruzzo, in cui il terremoto ha però giocato la sua parte.

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