Stipendi donne bassi e ruoli minori

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il centro studi Sintesi ha elaborato, sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, un’analisi aggiornata sulla situazione delle donne nel mondo del lavoro all’interno del nostro Paese..

Il centro studi Sintesi ha elaborato, sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, un’analisi aggiornata sulla situazione delle donne nel mondo del lavoro all’interno del nostro Paese.

Il quadro è sconfortante, soprattutto se posto in confronto con le medie degli Stati nordeuropei e con gli obiettivi prefissati dai trattati comunitari.


Il gap più profondo riguarda lo stipendio. Un dipendente di sesso maschile riceve mediamente 1.334 euro al mese al netto di tasse e contributi, contro i 1.070 delle colleghe donne: una differenza di oltre il 20%, spiegabile soltanto in parte con il fatto che una lavoratrice su cinque lavora in part-time.

Le differenze retributive sono più sensibili soprattutto nei ruoli di pregio minore nelle gerarchie aziendali: operai e impiegati; il gap esiste (8%) ma è meno sensibile a livello dirigenziale, laddove si registra piuttosto un problema diverso, e cioè la difficoltà di accesso per le lavoratrici, che con grande difficoltà riescono ad accedere anche al solo al livello di quadri.

L’esempio tipico è il settore della medicina, dove la maggior parte degli occupati è di sesso femminile, ma i primari dei reparti ospedalieri (i famosi “baroni”) sono quasi esclusivamente uomini.


A livello geografico, le differenze retributive più elevate si registrano nel Nord-Est, mentre sono più attenuate nel Meridione.
Nelle Regioni del Sud, però, il vero problema è semmai il tasso di occupazione femminile, fermo intorno al 30%. Ma il basso tasso di occupazione femminile è in realtà un problema nazionale: la media italiana, infatti, si attesta al 46,1% (quella maschile è al 68,9%), contro la media comunitaria del 59%.

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