Manovra 2010: la stretta sulla sanità

di Giuseppe Aymerich Commenta

Attesa e temuta dopo la richiesta dell’Europa a tutti gli Stati di impegnarsi a riportare al più presto il rapporto deficit-Pil sotto la soglia del 3%..

Attesa e temuta dopo la richiesta dell’Europa a tutti gli Stati di impegnarsi a riportare al più presto il rapporto deficit-Pil sotto la soglia del 3% (vedi Debito Pubblico Italiano), il Governo italiano ha varato martedì 25 la manovra finanziaria di correzione dei conti pubblici.

Iniziamo da oggi un viaggio all’interno della complessa manovra di oltre ventiquattro miliardi di euro, composta per i due terzi da tagli alle uscite e per un terzo da nuove entrate. Prima di cominciare, è bene però ricordare che il passaggio parlamentare potrà, nei prossimi due mesi, stravolgere anche profondamente il contenuto del decreto-legge.


Il primo argomento da affrontare riguarda il capitolo della sanità, fra le prime voci di uscita dalle casse pubbliche: basti dire che la spesa sanitaria nel 2009 ammontava mediamente a 1.816 euro a persona, con punta massima di 2.170 euro nell’Alto Adige e minima di 1.671 euro in Sicilia.

Non c’è stato il profondo taglio che era stato paventato, né è stato introdotto un ticket generalizzato sulle prestazioni specialistiche, ipotesi prospettata più volte. Tutto sommato, la stretta sulla sanità è stata contenuta rispetto alle previsioni; però c’è stata, e ammonta a circa 1,3 miliardi di euro. È anche vero, inoltre, che altri tagli saranno presumibilmente attuati dalle Regioni, che con la manovra si sono visti drasticamente ridurre i trasferimenti statali.


Il grosso dei tagli riguarda gli approvvigionamenti dei medicinali: i pagamenti alle case farmaceutiche costituiscono la principale causa del “rosso” nei bilanci di diverse Regioni. Si prevede quindi una riduzione del margine riservato ai grossisti (scenderà al 3,65% sul prezzo di vendita) e un ricorso molto più massiccio ai farmaci generici. Per favorire la concorrenza, è inoltre stabilito che le singole gare bandite dall’Agenzia Italiana del Farmaco non potranno riguardare più di quattro medicinali per appalto.

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