Le ricette dei commercialisti per il Fisco

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nei giorni scorsi si è tenuto il secondo consiglio nazionale del neonato ordine professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili..

dichiarazione dei redditi

Nei giorni scorsi si è tenuto il secondo consiglio nazionale del neonato ordine professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nato dalla fusione di due ordini preesistenti.
All’ordine appartengono oggi circa centodiecimila iscritti, ma tale numero è in continua crescita.

Nel corso dell’incontro, cui hanno partecipato anche i ministri Alfano e Brunetta e i vertici dell’Agenzia delle Entrate, l’intervento più atteso è stato quello del presidente Claudio Siciliotti, che ha avuto occasione di ripetere una volta di più le soluzioni di sistema che i tecnici del settore fiscale suggeriscono di introdurre all’interno della legislazione tributaria italiana.


Uno dei punti-chiave è la protesta contro gli studi di settore, giudicati uno strumento statistico utile per individuare posizioni soggettive anomale da sottoporre a successivi controlli specifici, ma inadatto a fotografare il presunto reddito o fatturato evaso dal contribuente.


Al contrario, Siciliotti ha esaltato e chiesto un potenziamento del redditometro, il quale, ponendo a diretto confronto rediti dichiarati e spese sostenute, appare molto più adatto a ricostruire nel dettaglio la situazione personale del probabile evasore, proprio perché non si basa su medie statistiche bensì su fatti concreti e personali.
Un altro cavallo di battaglia del presidente è la pressione fiscale, che andrebbe ridotta significativamente.

Tenendo conto non solo dei dati palesi ma anche di quelli presumibili sull’economia sommersa, la pressione reale sui contribuenti onesti sarebbe di oltre il 50%, la più alta in Europa. Scagliandosi anche contro condoni e sanatorie, la ricetta di Siciliotti consiste in un fisco più leggero e con sanzioni ben più pesanti per i trasgressori.

Ponendosi infine a favore del nuovo istituto del tentativo di mediazione obbligatoria per le cause civili, Siciliotti ha chiesto che anche la sua categoria possa porsi come potenziale fucina di mediatori qualificati.

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