Cedolare secca per casa all’estero non dovuta

di Stefania Russo Commenta

Con l'introduzione della cedolare secca, ossia la forma di tassazione alternativa sui redditi derivanti dall'affitto di immobili destinati ad uso abitativo...

Con l’introduzione della cedolare secca, ossia la forma di tassazione alternativa sui redditi derivanti dall’affitto di immobili destinati ad uso abitativo, i proprietari italiani di immobili situati all’estero si sono chiesti se fosse possibile optare per tale forma di tassazione anche in relazione a tali immobili.

Ebbene, la normativa primaria non fa alcun riferimento agli immobili situati fuori dal territorio italiano, limitandosi a escludere dal campo di applicazione le unità immobiliari adibite ad uffici (A10) e quelle di categoria C2 (come ad esempio le mansarde).

QUANDO CONVIENE LA CEDOLARE SECCA

La mancanza di un riferimento diretto ha quindi portato ad escludere la possibilità di optare per la cedolare secca in relazione ad immobili situati all’estero, un orientamento che si è rivelato corretto alla luce di un successivo intervento chiarificatore arrivato dall’Agenzia delle Entrate che, con la circolare 26/E del 1° giugno 2011 ha espressamente affermato che gli immobili situati all’estero non possono usufruire della tassazione alternativa.

COME OPTARE PER LA CEDOLARE SECCA

Il contribuente proprietario di uno o più immobili concessi in locazione e destinati ad uso abitativo, ricordiamo, può decidere di optare per la cedolare secca pagando sull’intero canone un’aliquota del 21% (del 19% se il contratto d’affitto è a canone concordato) e che sostituisce oltre che l’Irpef e le relative addizionali anche l’imposta di bollo e l’imposta di registro. Tale tassazione alternativa si applica su opzione del proprietario dell’immobile, che però in tal caso è obbligato ad avvisare l’affittuario e a non aumentare l’importo del canone, neanche applicando semplicemente la variazione Istat.

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