L’avanzamento tecnologico non va mai respinto

di Alba D'Alberto Commenta

Il ministro Poletti è stato chiaro sull’importanza della tecnologia nel nostro sistema lavorativo. Ecco che le sue parole sono un dardo scagliato a favore della tecnologia. L’avanzamento non deve essere bloccato, anzi va sostenuto e reso stabile nel tempo. 

“È necessario governare i processi di cambiamento nel mondo del lavoro, evitando fenomeni di dumping. Non possiamo respingere l’avanzamento tecnologico. Non si può bloccare il cambiamento e il progresso, ma dobbiamo gestire i cambiamenti che possono creare una spaccatura nella società”.

Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intervenendo alla Camera durante il convegno “Il lavoro nel futuro – Il contributo dell’Italia alla riflessione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL)”. Quello che il ministero vuole comunicare è ben spiegato nella nota pubblicata sul sito del ministero presieduto da Poletti:

Ogni tentativo di resistere all’innovazione non può essere considerato plausibile. La sfida consiste nel gestire il cambiamento, garantendo che i benefici derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie, fondate sulla conoscenza e capacità avanzate, siano diffusi all’interno dei paesi e nel contesto internazionale. Il dibattito di oggi segna l’avvio della riflessione sul futuro del lavoro, considerato colonna portante del centenario dell’OIL che ricorrerà nel 2019. “L’economia globale sta affrontando grandi sfide ma anche grandi pericoli. La crescita economica globale rimane tendenzialmente inferiore rispetto alla situazione antecedente alla crisi finanziaria del 2008. In questo scenario è naturale che bisogna sforzarsi per far crescere l’economia e il lavoro” ha detto Guy Ryder nel suo intervento. “La tecnologia e la IV rivoluzione industriale, la demografia, il cambiamento climatico e la globalizzazione sono i motori del cambiamento del mondo del lavoro. L’influenza della tecnologia sul lavoro non deve limitarsi ad un aspetto quantitativo, ma bisogna pensare all’elemento qualitativo cioè alla capacità di modificare il modo in cui il lavoro viene fatto”.

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