ILVA, biomonitoraggio sui lavoratori di Taranto: esiti sotto i limiti di riferimento

di GianniPug Commenta

ILVA

Una nuova ricerca, questa volta commissionata proprio da ILVA in Amministrazione Straordinaria nel 2017 ha fatto emergere dei risultati davvero molto interessanti. L’equipe medica capeggiata dai professori Soleo e Lovreglio del Dipartimento Interdisciplinare di Medicina dell’Università degli Studi di Bari ha approfondito la questione relativa agli effetti dell’esposizione ai metalli pesanti sui lavoratori che operano presso lo stabilimento di ILVA di Taranto.

La valutazione che ne è derivata si può considerare ora fondamentale nel settore dei rischi dell’impatto dei metalli pesanti sulle persone che lavorano nella produzione di acciaio e per tutto il settore della ricerca.

Il biomonitoraggio, infatti, si è concluso facendo emergere degli esiti molto confortanti, visto che i risultati sono stati inferiori rispetto ai limiti di riferimento.

Il progetto di biomonitoraggio ha coinvolto ben 856 dipendenti ed è partito nel 2017. Ai vari esami diagnostici di sangue e urine hanno preso parte dipendenti scelti tra coloro che lavorano in zone della produzione di acciaio ritenute esposte ai metalli pesanti (come rame, manganese, zinco, piombo, cobalto, cadmio nichel e cromo). Infatti, sono stati scelti lavoratori che hanno operato in sette aree aziendali considerate esposte (ovvero Sbarco Materie Prime, Agglomerato, Altoforno 1 e 4, Acciaieria 2, Officina di manutenzione centrale, Servizi Acciaierie e Parchi Minerali) e una sola ritenuta invece non esposta (Imbarco prodotti finiti).

Stando agli esiti della ricerca, solamente 24 lavoratori hanno presentato una concentrazione di arsenico nelle urine di poco oltre rispetto ai limiti previsti. E si tratta, tra le altre cose, di lavoratori prevalentemente operanti nella zona meno vicina all’esposizione ai metalli pesanti, ovvero quella dell’Imbarco prodotti finiti. Tali valori sballati, secondo ulteriori indagini medici, sono da ricollegare piuttosto a sbagliate abitudini dal punto di vista alimentare.

Notizie molto positive per tutti gli stakeholder, con nuove importanti valutazioni circa la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Da segnalare anche come i limiti presi come riferimento sono stati fissati da enti accreditati come lo SCOEL, l’ACGIH e la SIVR. Infine, sono stati assunti come riferimento limiti ancora più rigorosi fissati dal Laboratorio di Tossicologia Occupazionale dell’Università di Brescia.

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