L’edilizia sanitaria: evoluzione e progettazione di questo tipo di strutture

di Redazione Commenta

Quando si parla di edilizia sanitaria si fa riferimento a tutti quegli interventi e quei progetti che riguardano il concept, lo sviluppo progettuale e la realizzazione di strutture (sia pubbliche che private) in ambito sanitario, come ad esempio ospedali, ma anche studi medici, senza dimenticare cliniche generiche oppure specialistiche e anche i poliambulatori.

La realizzazione di una struttura ospedaliera, prevede, in ogni caso, il rispetto di elevatissimi standard in tema di efficienza energetica e qualità dei servizi.

Per questo motivo è importante fare affidamento su società certificate e referenziate, come ad esempio AICOM, capaci di gestire al meglio il processo progettuale e in possesso del know how specifico per sviluppare servizi di ingegneria integrati e multidisciplinari in tale ambito, oltre a dare consigli utili sull’impostazione della struttura, potendo vantare una significativa esperienza in materia.

L’attività di AICOM è molto importante, dal momento che è in grado di programmare e coordinare ogni tipologia di piano di sviluppo e valutare l’impiego più equilibrato ed efficace di una simile tipologia di asset in ambito sanitario.

Dal punto di vista dell’evoluzione dell’edilizia sanitaria, un primo punto fermo era rappresentato dall’ospedale a padiglioni, una struttura che è stata inventata e diffusa verso la fine del Settecento e applicata fino, in pratica, agli anni Cinquanta.

In questa particolare tipologia di edilizia, salubrità e igienicità degli spazi, non solamente per la cura delle persone malate, ma anche per i degenti, erano le caratteristiche fondanti su cui si realizzava tutto il complesso, che poteva constare di diversi corpi di fabbrica, chiamati per l’appunto padiglioni, e degli importanti spazi verdi, con i servizi generali che erano spesso concentrati in un solo punto.

Un elemento degno di nota è la notevole organizzazione delle corsie, visto che ciascuna doveva avere una dimensione pari a 30 letti e comprendere anche i servizi igienici. L’aggregazione dei padiglioni avveniva con la classica forma a T oppure a H.

Negli Stati Uniti, negli anni Venti, ecco che nascono i primi ospedali a monoblocco. La struttura comprende le attività di diagnosi, cura e degenza, ma anche di gestione della parte amministrativa, su più piani all’interno del medesimo edificio. Le forme planimetriche maggiormente diffuse, in questo caso, erano quelle a T, a U oppure a doppio T.

La normativa italiana in tema di edilizia sanitaria prevede che l’edificio ospedaliero possa avere al massimo sette piani di altezza. Una delle versioni maggiormente di successo rispetto all’ospedale monoblocco è rappresentato dalle strutture a poliblocco, che hanno preso notevolmente piede in Italia.

Se a fine anni Quaranta – inizio anni Cinquanta si è diffusa anche la tipologia di ospedale piastra-torre, al giorno d’oggi le opzioni progettuali sono sostanzialmente tre. Si tratta di ospedali megastrutturali, edifici adattabili e ospedali integranti nelle città.

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