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Scudo fiscale, i risultati finali

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Il ministro Giulio Tremonti ha illustrato in Parlamento i risultati conclusivi dello scudo fiscale, operante fra il 15/09/2009 e il 30/04/2010.

In sintesi, in cambio di un’imposta sostitutiva (con aliquota oscillante fra il 5 e il 7%), coloro che avevano esportato e/o detenevano attività  di ogni tipo all’estero non dichiarate, hanno potuto rimettersi in regola rimpatriando o regolarizzando le stesse.


L’operazione, anche in virt๠della modestia delle aliquote applicate, ha avuto risultati sbalorditivi, molto al di là  delle attese. In tutto sono state coinvolte attività  per l’ammontare complessivo di 104,6 miliardi di euro: 102,1 per le operazioni di rimpatrio (divise quasi a metà  fra le ipotesi di rimpatrio giuridico e di rimpatrio fisico) e 2,5 per quelle di regolarizzazione.

Le dichiarazioni di emersione presentate sono state in tutto pari a 206.608, per una media di circa 506.086 euro a testa. Tale valore medio èminore rispetto a quanto fruttato da analoghi scudi fiscali varati in anni passati: in effetti, se le precedenti operazioni parevano aver beneficiato soprattutto i grandi evasori, in quest’occasione sono stati coinvolti per lo pi๠i cittadini di minore cabotaggio.

Non sono mancate, perà², anche le maxioperazioni di emersione: basti dire che solo dalle 2.463 dichiarazioni di rimpatrio di ammontare superiore ai cinque milioni sono tornati a casa quasi trenta miliardi di euro.
Quanto alla speciale classifica delle nazioni di provenienza, stravince la Svizzera: 98.391 operazioni (il 47,62% del totale) che hanno portato alla riemersione di attività  per 71,7 miliardi di euro (68,55%).


A seguire nella graduatoria i micro-Stati europei (Lussemburgo, San Marino, Monaco, Liechtenstein) e altre nazioni sparse (Austria, Francia, Irlanda…).
Caso particolarissimo quello dell’isola di Jersey, evidentemente molto popolare fra i maxi-evasori: appena 96 operazioni, ma per un ammontare riemerso pari a 1,4 miliardi di euro.