Impugnare un licenziamento illegittimo

di Stefania Russo Commenta

Il licenziamento deve essere comunicato al lavoratore attraverso la lettera di licenziamento nella quale il datore di lavoro non è obbligato ad indicare le motivazioni...

Il licenziamento deve essere comunicato al lavoratore attraverso la lettera di licenziamento nella quale il datore di lavoro non è obbligato ad indicare le motivazioni. Tuttavia, nel caso in cui il lavoratore ne faccia richiesta, il datore di lavoro è obbligato a fornirle entro sette giorni.

In determinati casi il lavoratore ha la possibilità di impugnare il licenziamento, in particolare quando ricorre la fattispecie di licenziamento illegittimo, ovvero: quando è privo di giusta causa o giustificato motivo; quando è privo dei requisiti formali sanciti dall’art. 2 della Legge 604/1966; quando è stato intimato per ragioni discriminatorie o sostenuto da motivazioni illecite.


Qualora ricorra uno di questi casi, dunque, il lavoratore ha la possibilità di impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla recezione della lettera di licenziamento o dalla comunicazione dei motivi. Il termine di 60 giorni, tuttavia, vale solo nel caso di licenziamento per giusta causa, in tutti gli altri casi l’impugnazione può essere presentata entro dieci anni dalla comunicazione.

L’impugnazione può essere fatta dal lavoratore, dall’associazione sindacale a cui è iscritto il lavoratore o da un rappresentate del lavoratore stesso. Nel caso in cui il giudice dichiari illegittimo il licenziamento il lavoratore ha diritto, a seconda dei casi, alla reintegrazione nel posto di lavoro o ad un risarcimento.

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