Lavoro femminile tra asili nido e baby sitter

di Filadelfo Scamporrino Commenta

Se a tutte le donne che lavorano nella Regione Lombardia venisse erogato un ticket sociale, ovverosia una sorta di voucher finalizzato alla copertura di servizi per la famiglia, allora questo sarebbe impiegato in prevalenza per la cura dei figli.

Se a tutte le donne che lavorano nella Regione Lombardia venisse erogato un ticket sociale, ovverosia una sorta di voucher finalizzato alla copertura di servizi per la famiglia, allora questo sarebbe impiegato in prevalenza per la cura dei figli piuttosto che per coprire le spese di una badante.

Questo è quanto, in particolare, è emerso da “Conciliazione e lavoro”, un Rapporto che la Camera di Commercio di Monza e Brianza ha realizzato su un campione di 400 imprese operanti nella Regione Lombardia. Le donne lavoratrici, tra asili nido e babysitter, sono in sostanza pronte a rinunciare a fare le nonne, ed a lavorare fino a 67 anni, a patto che venga garantito il sostegno alle politiche di welfare attraverso la conciliazione tra occupazione e famiglia.



FINANZIAMENTI AGRICOLTURA PER LE DONNE

D’altronde, tra luoghi comuni e verità, stando all’indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza, c’è un 10% circa di imprese nella Regione Lombardia che ritiene che le donne siano meno produttive quando devono conciliare il lavoro con la famiglia, mentre una quota pari a poco più del 16% ritiene che non ci siano ripercussioni sostanziali.

DISCRIMINAZIONE SESSUALE SUL LUOGO DI LAVORO COLPISCE L’80% DELLE DONNE

Resta il fatto che, per una donna che lavora ed ha figli, specie se piccoli, deve essere l’impresa ad agevolare la lavoratrice, ad esempio attraverso la concessione del part-time e, in generale, concedendo orari di lavoro flessibili. E se l’asilo nido, con l’erogazione di un ticket sociale, è in cima alle esigenze delle donne in materia di politiche di conciliazione, spesso è comunque elevata l’esigenza in casa di avere una colf tuttofare.

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