Commercio elettronico entro i confini nazionali

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per quanto diffuso, l’acquisto di beni e servizi tramite il web è ancora, tutto sommato, agli inizi..

Per quanto diffuso, l’acquisto di beni e servizi tramite il web è ancora, tutto sommato, agli inizi. Le potenzialità di crescita sono infatti enormi e legate a parecchi fattori: una maggiore consapevolezza dello strumento, una maggiore disponibilità delle aziende anche di piccole dimensioni a cedere i propri prodotti on line, il ricambio demografico che farà crescere in percentuale la popolazione anagraficamente più giovane e più portata alla navigazione in Internet.


Tuttavia, la crescita del commercio elettronico pare trovare un significativo limite nei confini nazionali: in proporzione, sono alquanto modesti gli acquisti eseguiti presso fornitori stranieri, nonostante il web consenta di annullare le distanze geografiche.

Si calcola che nell’Unione Europea il 34% dei consumatori abbia compiuto almeno un acquisto on line nel corso del 2009 (un quinto in più rispetto all’anno precedente), ma soltanto una quota intorno all’otto percento si sia rivolta almeno una volta a ditte situate oltre i propri confini.
In verità, il fenomeno dipende dall’effetto congiunto di vari fattori che indicono tanto dal lato della domanda quanto dell’offerta.

Innanzitutto, per i consumatori entrano in gioco le barriere linguistiche, e la maggiore sicurezza (magari solo presunta) che infonde rivolgersi a chi parla lo stesso idioma. Si hanno poi timori per la propria privacy nonché per la sicurezza delle transazioni finanziarie, timori che paiono accrescersi se i propri dati varcano le frontiere. Vi è, infine, una maggiore conoscenza dei fornitori nazionali e quindi maggiore affidamento sulla qualità dei prodotti.


Di contro, i fornitori incontrano problemi principalmente nelle differenze legislative (di natura amministrativa e fiscale) fra un Paese e l’altro: il loro auspicio è nell’armonizzazione normativa a livello comunitario e nella nascita di regole sovranazionali per risolvere le controversie commerciali.

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