Scudo fiscale: la scelta fra rimpatrio e regolarizzazione

di Giuseppe Aymerich Commenta

Fra i tanti aspetti da analizzare, chi intende aderire allo scudo fiscale dovrà eseguire la scelta fra la soluzione del rimpatrio e quella..

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Fra i tanti aspetti da analizzare, chi intende aderire allo scudo fiscale dovrà eseguire la scelta fra la soluzione del rimpatrio e quella della regolarizzazione, alternative fra loro. Nella prima ipotesi, i capitali e gli altri beni detenuti all’estero e non dichiarati in precedenza vengono riportati sul nostro territorio, mentre nella seconda ipotesi rimangono dove sono.

In realtà la scelta fra le due ipotesi non è indifferente: le conseguenze sono diverse, e inoltre non sempre entrambe le strade sono percorribili.


Innanzitutto, infatti, la regolarizzazione è possibile soltanto se i beni sono detenuti in un altro dei ventisei Paesi aderenti all’Unione Europea, oppure in uno Stato extracomunitario con il quale, tuttavia, esistono sufficienti interscambi di informazioni finanziarie e, in generale, vi è uno spirito di collaborazione, cosicché le nostre autorità potrebbero in ogni momento chiedere l’aiuto in eventuali indagini alle istituzioni locali; è stato chiarito che i Paesi extracomunitari interessati sono l’Australia, il Canada, la Corea del Sud, il Giappone, l’Islanda, il Messico, la Norvegia, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti e la Turchia.


Se i beni sono detenuti al di fuori di questi territori, l’unica strada percorribile è il rimpatrio. Va precisato che, nel caso di imbarcazioni, lo Stato interessato non è quello dove fisicamente è ormeggiato il natante bensì quello nei cui registri navali il bene è iscritto.

In merito, invece, alla diversità di conseguenze, si segnala che con la regolarizzazione (per motivi tecnici) si paga qualcosa di più e, soprattutto, occorre uscire dall’anonimato e farsi avanti presso l’Amministrazione Finanziaria con apposite dichiarazioni, che necessariamente renderanno il dichiarante un “sorvegliato speciale” per gli anni a venire.

Fra i benefici, invece, la regolarizzazione è certo la strada più funzionale per chi, anche in futuro, intenderà operare all’estero.

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