Imposte dirette e imposte indirette

di Giuseppe Aymerich Commenta

La Costituzione stabilisce che tutti devono concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva..

pagamento delle tasse

La Costituzione stabilisce che tutti devono concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva: in parole povere, chi ha di più versa di più.

In realtà, fra le varie categorie di tributi, solo le imposte riescono a riflettere la capacità contributiva dell’individuo o dell’ente. Il gettito delle imposte, però, supera in misura schiacciante quello delle tasse e degli altri tributi, e quindi il precetto costituzionale si può ritenere sostanzialmente rispettato.


Il presupposto perché si applichino le imposte è dato dal verificarsi di un presupposto che sia indice della fantomatica “capacità contributiva”. Ed è su questa base che si può tracciare la fondamentale distinzione fra le imposte dirette e le imposte indirette.

Le imposte dirette colpiscono la capacità contributiva del soggetto passivo per il fatto stesso di esistere. Egli percepisce un reddito oppure dispone di un patrimonio, e quindi, qualunque cosa egli faccia o non faccia, è titolare di capacità contributiva. Ecco dunque le imposte che colpiscono il suo reddito (IRPEF e IRES, insieme alle addizionali e alle numerosissime sostitutive) e quelle che colpiscono il suo patrimonio (come l’ICI e l’imposta di successione).

Le imposte indirette, invece, colpiscono la capacità contributiva nel momento in cui essa si manifesta. L’esempio classico è l’IVA: nessuno mi obbliga a comprare, poniamo, un’automobile; ma se io decido liberamente di comprarla, significa che dispongo di capacità contributiva e subisco l’imposta. L’IVA colpisce i consumi, mentre altre imposte indirette hanno come presupposto il trasferimento di beni, gli affari ecc.


Gli esempi più comuni sono l’imposta di registro, le imposte ipo-catastali, l’imposta di bollo, l’imposta sulle assicurazioni, l’imposta sugli intrattenimenti.
Caso a parte, infine, è l’IRAP: ha un presupposto così peculiare e, per certi versi, così sfuggente che tuttora gli studiosi sono indecisi se considerarla imposta diretta o indiretta.

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