Certificato di sana e robusta costituzione: un incubo burocratico

di Giuseppe Aymerich Commenta

Alcuni giorni fa il “Sole 24 Ore” ha pubblicato in prima pagina un interessante editoriale di cui vogliamo dare conto..

donna sana

Alcuni giorni fa il “Sole 24 Ore” ha pubblicato in prima pagina un interessante editoriale di cui vogliamo dare conto. La giornalista Rosalba Reggio, infatti, ha raccontato un episodio vero riferito ad una singola persona, le cui traversie, però, sono probabilmente comuni a quelle di chissà quanti altri cittadini.

La vicenda è accaduta nel 2007 e riguardava una signora, chiamata convenzionalmente Sara dall’editorialista.


La signora vinse un concorso scolastico per l’assegnazione di un posto da preside in Lombardia. Per ottenere definitivamente il posto, però, le fu richiesto di presentare un certificato medico di sana e robusta costituzione, che assicurasse l’assenza di handicap fisici che potessero essere d’ostacolo alla mansione.


Il certificato poteva essere fornito solamente dai medici militari o dalle ASL. Ovviamente, essendo per Sara impraticabile la prima strada, ha scelto la seconda; e qui sono sorti i suoi problemi.

La signora, infatti, scoprì suo malgrado che la sua Regione aveva abolito tale certificazione già nel 2003, in ottica di semplificazione burocratica. Per Sara si è rivelato inutile munirsi di un’attestazione della ASL che confermasse la soppressione di tale documento, né di un successivo certificato di buona salute firmato dal suo medico di famiglia: il bando ministeriale parlava del certificato di sana e robusta costituzione, e quello solo poteva essere accettato.

Chiedendo in giro, inoltre, la signora ha scoperto che molte altre persone, di fronte a problemi analoghi, non avevano trovato altra soluzione che recarsi presso le strutture sanitarie di altre Regioni pur di avere il sospirato pezzo di carta.

Infine, Sara ha risolto i suoi guai grazie ad una legge emanata proprio in quei giorni che aboliva il certificato nelle selezioni scolastiche. Rimane però l’amara constatazione che nel nostro Paese persino una semplificazione può complicare la vita.

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