Sanatoria per le ‘case fantasma’ nella Manovra 2010

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il termine di “case-fantasma”, molto impiegato sui giornali in questi giorni, è pittoresco ma anche poco sensato..

Il termine di “case-fantasma”, molto impiegato sui giornali in questi giorni, è pittoresco ma anche poco sensato: sarebbe più appropriato attribuirlo eventualmente a edifici segnati sulle mappe catastali ma non più esistenti.

In questo caso, invece, è il contrario: si fa riferimento a tutti i fabbricati esistenti ma non presenti sulle mappe catastali, o presenti in forma differente.


Nel provvedimento adottato dal Governo, in realtà, non c’è nulla di rivoluzionario: si tratta di riprendere in mano e adattare una situazione già esistente da alcuni anni. L’Agenzia del Territorio, ha provveduto, nell’arco di un triennio, a fotografare dall’alto l’intero territorio italiano, per poi confrontare le immagini con le mappe catastali: è così che sono emersi milioni di edifici sconosciuti al catasto e, quindi, al Fisco.

I titolari degli immobili interessati avevano alcuni mesi a disposizione per regolarizzare la propria posizione, denunciando al catasto la reale situazione e pagando una somma ridotta a titolo di sanzione.
La manovra 2010, partendo da queste premesse, ha ripreso in mano i termini della sanatoria già in atto e li ha modificati.
Questo, dunque, il nuovo quadro: il termine per sanare le case-fantasma slitta dall’originario 31 luglio al 31 dicembre 2010. Chiunque voglia regolarizzare una situazione registrata non corrispondente a quella reale ha dunque tempo fino alla fine di quest’anno per presentare denuncia per l’accatastamento.


Il discorso riguarda qualsiasi tipologia di difformità: costruzioni esistenti ma non accatastati (o non accatastabili), accatastati ma con destinazione d’uso non corrispondente a quella effettiva, accatastati ma con costruzioni differenti da quelle risultanti nelle mappe, magari per numero di vani o classe di appartenenza. E c’è poi l’enorme questione dei fabbricati accatastati come rurali, ma che non rispondono più agli stringenti requisiti di ruralità oggi stabiliti dalla legge.

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