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Novità lavoratori con partita Iva riforma del lavoro

Secondo una recente stima in Italia sono oltre cinque milioni i lavoratori titolari delle cosiddette “false partite Iva”, ossia coloro che alla condizione di disoccupati hanno preferito aprirsi una partita Iva figurando quindi come lavoratori autonomi allo scopo di costare meno alla propria azienda, dal momento che nella maggior parte dei casi il committente risulta essere sempre lo stesso.

Tra gli obiettivi perseguiti dal ministro Fornero attraverso la sua riforma del lavoro figura anche quello di scoraggiare questa pratica, considerata un abuso nei confronti del lavoratore.

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L’idea è quella di mettere dei paletti, prevedendo che se il 75% dei ricavi percepiti dal titolare della partita Iva arrivano dallo stesso committente o se il rapporto di lavoro supera i sei mesi, allora non si è più di fronte ad una collaborazione ma ad un vero e proprio rapporto di lavoro dipendente. Nella maggior parte dei casi, infatti, i lavoratori titolari di partita Iva sono di fatto dei lavoratori dipendenti, l’unica differenza è che non possono godere dei diritti riconosciuti a questi ultimi, ovvero non hanno diritto a ferie, tredicesima, malattia, ecc. Inoltre devono provvedere da soli al versamento dei contributi.

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I paletti promessi dalla riforma, tuttavia, se da un lato vogliono scoraggiare questa pratica in modo tale da garantire ai falsi lavoratori autonomi gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti, dall’altro rischiano di aumentare ulteriormente il tasso di disoccupazione. Sebbene molte aziende spesso approfittano del bisogno della scarsa domanda di lavoro per proporre ai lavoratori condizioni che questi sono costretti ad accettare per bisogno e non per scelta, una parte delle aziende che ricorrono a questa pratica lo fa perché non può permettersi di assumere un lavoratore dipendente, visti gli elevati costi che questo comporta.