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Diamanti in esaurimento, prezzi alle stelle

Da decenni ci s’interroga sulla data in cui termineranno le scorte mondiali di petrolio: ultimamente, però, il problema non appare più drammatico come un tempo, dato che la continua scoperta di nuovi giacimenti e il miglioramento delle tecniche di estrazione e di raffinazione consentono di spostare sempre più in là il temutissimo D-Day.


In realtà, tuttavia, il problema riguarda tutti gli elementi di origine naturale: ferro, uranio, zinco, oro, carbone e così via. Le riserve nascoste nelle viscere del pianeta, per quanto vaste, non sono certo inesauribili; ma l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale per queste altre sostanze è molto meno elevata, almeno fino a quando il problema non si presenterà concretamente.

E sembra che il conto alla rovescia sia davvero iniziato almeno per un minerale conosciutissimo: i diamanti. Le previsioni del colosso mondiale della lavorazione, De Beers, sono drammatiche: all’attuale ritmo di estrazione, entro quindici anni non ci sarà più un solo diamante in natura. E la conseguenza inevitabile, ovviamente, sarà la crescita esponenziale dei prezzi, già tutt’altro che modesti.

L’unica speranza per rallentare la spirale è quella di rallentare nettamente il ritmo di estrazione; e se nel 2008 erano stati estratti diamanti per quarantotto milioni di carati, già nel 2011 si sarà scesi a quaranta milioni.


La crescita dei prezzi, comunque, può essere ostacolata ma non certo bloccata: nelle prossime settimane, successivamente all’annuncio di De Beers, i prezzi dovrebbero salire perlomeno del 5% e restare costanti (se non aumentare ancora) per gli anni successivi.

Da notare come nel campo dei diamanti sia rinnovata l’eterna sfida fra l’India, primo produttore al mondo, e la Cina, che ha stipulato lucrosi affari con i governi africani per estrarre i ricchissimi giacimenti locali.