Richiesta di ricercatori farmaceutici

di Giuseppe Aymerich Commenta

Negli scorsi anni, l’Italia e l’Europa hanno visto un susseguirsi di fusioni e concentrazioni fra le industrie del settore farmaceutico..

strumentazione farmacia

Negli scorsi anni, l’Italia e l’Europa hanno visto un susseguirsi di fusioni e concentrazioni fra le industrie del settore farmaceutico, rese necessarie dall’esigenza di creare economie di scala e mantenersi competitivi sui mercati internazionali.

Una delle conseguenze è stata una significativa contrazione dei posti di lavoro: si stima che nell’ultimo biennio i lavoratori del settore in Italia siano diminuiti da 74.000 a 69.000, con una perdita dunque di oltre il 7% dei posti di lavoro.


Adesso, però, sembra che il vento abbia ripreso a soffiare nel senso inverso: le aziende farmaceutiche sono ritornate alla caccia di personale, con particolare attenzione ai ricercatori. Occorrono però alcuni requisiti indispensabili: votazioni elevate per le giovani promesse ed esperienze professionali e formative significative per chi non è più fresco di laurea.

Sono altrettanto inderogabili una buona conoscenza dell’informatica e, soprattutto, della lingua inglese (e anche la conoscenza di una seconda lingua non guasta di sicuro).


Ma anche in altri settori aziendali dovrebbe tornare a crescere la richiesta di figure professionali da inserire nell’organico, soprattutto fra chi ha seguito corsi di studio di matrice economica: fra queste vi è certamente il marketing, con la tradizionale e tuttora indispensabile mansione dell’informatore scientifico del farmaco (figura che deve saper coniugare cognizioni mediche e abilità organizzative e promozionali).

La qualità del personale assunto deve essere elevata, perché la competitività si mantenga adeguata. Ma per i fortunati che riusciranno a superare i durissimi test di selezione e ad entrare negli organici delle aziende farmaceutiche la strada sarà poi in discesa: gli stipendi sono buoni e, soprattutto, i contratti sono quasi sempre a tempo indeterminato. Nessuno, infatti, vuole rischiare che le menti più brillanti vadano ad ingrossare le fila dei concorrenti, poiché sostituirle è processo lungo e difficile.

Rispondi