Le indicazioni stradali scontano l’imposta sulla pubblicità

di Giuseppe Aymerich Commenta

Una delle fonti tributarie che alimentano le casse dei Comuni è l’imposta comunale sulla pubblicità (ICP), regolata da legge..

indicazioni stradali

Una delle fonti tributarie che alimentano le casse dei Comuni è l’imposta comunale sulla pubblicità (ICP), regolata da legge statale: il decreto legislativo 507/1993.

Come negli altri casi di tributi il cui gettito è destinato agli enti locali, i principi di base sono uniformi a livello nazionale, mentre i Comuni deliberano solo su questioni di dettaglio, come fissare l’ammontare dell’imposta fra un minimo e un massimo per ogni tipologia di attività pubblicitaria.


Un nuovo tassello sull’applicazione della norma è stato stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23383 emanata lo scorso 4 novembre. Il caso riguardava direttamente un non meglio precisato Comune piemontese, ma chiaramente la sentenza finisce per investire l’applicazione della legge sull’intero territorio nazionale.

Il caso vedeva contrapposti tale Comune e una società a responsabilità limitata. La Srl aveva disposto lungo la strada diversi cartelli per dare indicazione ai passanti su dove si trovava la propria sede aziendale.


A fronte degli avvisi di accertamento spiccati dal Comune, che pretendeva il pagamento dell’imposta sulla pubblicità, l’azienda si opponeva affermando che tali cartelli altro non erano che semplici indicazioni stradali, ai sensi dell’articolo 39 del Codice della Strada, con l’unica finalità di facilitare la guida e l’orientamento degli automobilisti.

La tesi dell’impresa, però, non ha avuto molta fortuna. Entrambe le commissioni tributarie (di primo e di secondo grado) hanno dato ragione al Comune, e così, da ultimo, ha fatto la Cassazione. La Suprema Corte ha infatti respinto le obiezioni, ricordando che nei cartelli stradali in oggetto vi era un’evidente finalità promozionale a favore della società, e che il riferimento al Codice della Strada era insufficiente ad invocare l’esenzione dal tributo, considerato che nessuno aveva imposto all’impresa di disseminare tali cartelli.

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