Fare impresa in Turchia con “Italia in Turchia 2010”

di Giuseppe Aymerich Commenta

I rapporti diplomatici fra il nostro Paese e la Turchia sono eccellenti; e questo, indubbiamente, favorisce lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali..

I rapporti diplomatici fra il nostro Paese e la Turchia sono eccellenti; e questo, indubbiamente, favorisce lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali.

Il ministero degli Esteri ha avviato una campagna intitolata “Italia in Turchia 2010” (che è conseguente ad iniziative analoghe portate avanti negli anni passati), costituita da ben centoventi eventi da tenersi in ogni angolo della nazione anatolica nel corso dell’anno: fiere, convegni, pubblicità eccetera.


Lo scopo è quello di far conoscere alle aziende e ai consumatori turchi le mille sfaccettature delle produzioni italiane: sia quelle più tradizionali, come l’agroalimentare, il tessile o l’arredamento, sia quelle innovative come le biotecnologie e la ricerca nelle energie alternative.

Allo stesso tempo, si cerca di invogliare le imprese nazionali ad investire nel territorio turco, destinato presumibilmente a divenire un mercato molto vasto e altrettanto promettente in occasione del progressivo percorso di avvicinamento all’ingresso nell’Unione Europea, di cui l’Italia è uno dei primi sostenitori.

L’interscambio è anche di carattere culturale, con mostre e seminari che metteranno in luce gli antichissimi rapporti fra Venezia e l’impero ottomano, sebbene in un contesto storico tutt’altro che pacifico.


La bilancia commerciale della Turchia ha subito una pesante crisi nel 2009, con un crollo delle esportazioni di circa il 30%, cui va assommato la riduzione del PIL dell’8,4% nei primi mesi dell’anno passato. La scommessa è investire nella ripresa del Paese prima dei concorrenti: negli ultimi anni, Germania, Russia e Cina hanno sopravanzato nettamente le partnership commerciali dei turchi con l’Italia, e occorre recuperare terreno.

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