Casi particolari di fallimento

di Giuseppe Aymerich Commenta

Non tutti sanno che l’imprenditore commerciale può essere dichiarato fallito… anche da defunto. La procedura fallimentare..

bancarotta

Non tutti sanno che l’imprenditore commerciale può essere dichiarato fallito… anche da defunto. La procedura fallimentare, infatti, può essere avviata entro un anno dalla morte dell’imprenditore, allorché risulti che l’impresa versasse in stato d’insolvenza quando egli era in vita.

E nemmeno la cessazione dell’attività può mettere al riparo dalle decisioni del tribunale: in presenza di tutti i requisiti, infatti, l’impresa può essere dichiarata fallita entro l’anno successivo alla cancellazione dal Registro delle Imprese. Indispensabile, dunque, provvedere tempestivamente a tale cancellazione per evitare sorprese a distanza di molto tempo.


Una regola particolare, poi, prevede che il fallimento si estenda al socio occulto di società palese: si tratta cioè di figure che, per motivi vari, preferiscono restare nell’ombra mandando avanti ufficialmente gli altri soci o magari un prestanome.


Per analogia, si ritiene fallibile anche il socio occulto di società occulta: è l’ipotesi in cui un’impresa appaia ai terzi come una ditta individuale, e invece è a tutti gli effetti una società.

Ma la giurisprudenza ha messo in luce negli anni anche molte altre ipotesi peculiari. Per esempio, sono state dichiarate fallibili le cosiddette “società apparenti”, in cui non vi è alcun contratto sociale ma il comportamento (anche inconscio) dei presunti soci era tale da ingenerare ai terzi in buona fede la convinzione che la società esistesse davvero.

Sono fallibili le “società di fatto”, in cui più persone pongono in essere con il loro comportamento un’attività di impresa collettiva senza aver stipulato formalmente alcun contratto e magari senza neanche esserne consci.

E sono fallibili anche le “società simulate”, in cui più persone fingono volontariamente di essere titolari di una società in realtà inesistente.
Può essere dichiarato fallito, infine, colui che per legge non può essere imprenditore (come i dipendenti pubblici) ma che poi, di fatto, eserciti lo stesso l’attività.

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