I turisti cinesi non comprano in Italia

di Giuseppe Aymerich Commenta

Quando, alcuni anni fa, il governo di Pechino acconsentì che i propri abitanti potessero viaggiare per motivi turistici verso l’Occidente..

Quando, alcuni anni fa, il governo di Pechino acconsentì che i propri abitanti potessero viaggiare per motivi turistici verso l’Occidente (cosa un tempo proibita), gli imprenditori di mezzo mondo si fregarono le mani pensando ai vantaggiosissimi affari che si sarebbero potuti stipulare con un mercato di potenziali 1,3 miliardi di turisti.


Il nostro Paese, però, è stato purtroppo molto carente nello sfruttare il nuovo business, tanto che oggi l’Italia costituisce una tappa marginale dei tour provenienti dall’Estremo Oriente. I grandi operatori turistici di Germania e Francia, infatti, si sono accalappiati la stragrande maggioranza di questi flussi, con conseguenze importanti sui mercati interni.

Basti dire che nel 2009 in Francia gli acquisti compiuti dai turisti cinesi hanno superato quelli di ogni altra nazionalità extracomunitaria, complice anche il crollo degli arrivi dalla Russia.
Discorso particolare per il Regno Unito: la crescita di viaggiatori extracomunitari è imponente, ma oltre che alla Cina si guarda con grande attenzione anche ai Paesi arabi, i cui turisti sono numericamente pochi ma molto “spendaccioni”.

Non a caso, i giri turistici per il Vecchio Continente lasciano all’Italia solo uno o due giorni in chiusura, quando il grosso degli acquisti è già avvenuto oltre i nostri confini. Giusto per curiosità, segnaliamo che è Napoli la tappa italiana più amata dai viaggiatori con gli occhi a mandorla, seguita da Milano.


In Italia nel 2009 gli acquisti compiuti da turisti cinesi sono aumentati nell’ultimo anno del 27%, ma rimane pur sempre un mercato di nicchia (pari a circa il 7% del totale). Se non altro, tengono i turisti più tradizionali, come americani e giapponesi, ma non c’è dubbio che è alla Cina che oggi tutti guardano (e, fra una decina di anni al massimo, all’India).

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