Cinque strategie per le pari opportunità

di Giuseppe Aymerich Commenta

I ministri Mara Carfagna (Pari Opportunità) e Maurizio Sacconi (Welfare) hanno firmato nei giorni scorsi un piano strategico di azione redatto a quattro mani..

Mara Carfagna

I ministri Mara Carfagna (Pari Opportunità) e Maurizio Sacconi (Welfare) hanno firmato nei giorni scorsi un piano strategico di azione redatto a quattro mani per proseguire nel lungo e arduo cammino verso le pari opportunità fra uomini e donne nel mondo del lavoro.

Il piano, cui seguiranno nei prossimi mesi i vari provvedimenti attuativi, si articola in cinque linee-guida principali e fra loro complementari.


Il primo punto prevede l’estensione dei cosiddetti “buoni lavoro”, già sperimentati in agricoltura e in altri rami, nell’ambito dei servizi alla persona. In questo modo, baby-sitter, asili nido e cooperative sociali potranno offrire i loro servizi ottenendo una copertura previdenziale con modalità estremamente semplici e pratiche.

Il secondo piano prevede sviluppi concreti delle norme già esistenti sulla tutela della genitorialità. Per l’esattezza, l’idea è quella di praticare esperimenti che individuino nuovi sistemi per coniugare le mansioni lavorative e le esigenze personali e familiari di madri e padri lavoratori.


La terza direttrice incarica il Consigliere nazionale di Parità di promuovere studi e analisi sulle modalità applicative dei contratti a tempo parziale e delle altre forme lavorative “speciali”: lo scopo è quello di raccogliere le esperienze che meglio coniughino lavoro e famiglia (le cosiddette “best practice”) per promuoverne l’adozione il più possibile.

La successiva linea-guida ha legami obiettivamente deboli col tema specifico delle pari opportunità: si tratta di promuovere le energie rinnovabili e la tutela dell’ambiente, con l’obiettivo dichiarato di ottenere duecentocinquantamila nuovi posti di lavoro nei prossimi anni.
Infine, l’ultimo punto si propone di sostenere presso gli organi di Bruxelles la necessità di introdurre nel Mezzogiorno d’Italia nuove forme di lavoro flessibile, come opportunità ed esigenza necessaria per le donne meridionali (la disoccupazione femminile nel Sud supera il 20%).

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