Licenziamento illegittimo lavoratore dequalificato

di Vito Verna Commenta

Nel caso in cui sia il datore di lavoro a venir meno ai propri doveri contrattuali il lavoratore si potrà sentir giustificato a non adempiere ai propri doveri oppure a richiedere il reintegro nel caso in cui, appunto, venga licenziato senza giusta causa.

Licenziamento illegittimo lavoratore dequalificato

La Corte di Cassazione, grazie alla sentenza nr. 4709 dello scorso 23 marzo, torna a pronunciarsi in materia di diritti dei lavoratori nonché di tutele lavorative e, soprattutto, di illegittimità dei licenziamenti.

COSA PREVEDE IL NUOVO ARTICOLO 18

Tra i licenziamenti per motivi disciplinari ritenuti nulli od illegittimi, dunque, dovranno venir da oggi in poi tenuti in considerazione tutti quei licenziamenti disciplinari conseguenti alla giustificata mancata ottemperanza del lavoratore ai propri doveri contrattuali nel caso in cui quest’ultimo, a seguito di un trasferimento effettivamente ingiustificato, si ritenga essere stato dequalificato.

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Nel caso in cui, dunque, sia il datore di lavoro a venir meno ai propri doveri contrattuali, per esempio trasferendo, senz’alcuna apparente giustificazione o valida motivazione, il lavoratore ad altra mansione o ad altra sede, il lavoratore si potrà sentir giustificato, naturalmente solamente in seguito a formale, ed inascoltata, contestazione del provvedimento aziendale, a non adempiere ai propri doveri (poiché il contratto di lavoro sarebbe già in quel momento da considerarsi, in seguito all’irresponsabile comportamento dei vertici aziendali, definitivamente nullo) oppure a richiedere il reintegro, per illegittimo licenziamento, nel caso in cui, appunto, venga licenziato senza giusta causa.

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D’altronde, come specificato all’art. 2103 del Codice Civile, la legge prevede che: ““Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo”.

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