Guida al trasferimento d’azienda (V)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Una conseguenza normativa della cessione dell’azienda è la non concorrenza che si viene ad instaurare fra cedente e cessionario..

Una conseguenza normativa della cessione dell’azienda è la non concorrenza che si viene ad instaurare fra cedente e cessionario: colui che ha venduto l’azienda, infatti, è obbligato a non avviare alcuna attività d’impresa nei successivi cinque anni che, per ramo d’attività e localizzazione geografica, sia tale da poter distrarre anche solo parzialmente la potenziale clientela dell’acquirente.

Naturalmente, occorre valutare attentamente la situazione per valutare se tale obbligo è violato o meno. Se ad esempio Tizio vende a Caio un ristorante situato in un piccolo centro come Assisi, è evidente che se ne aprisse un altro nello stesso luogo toglierebbe a Caio parte della sua clientela.
Se però il vecchio locale fosse ad un capo di una grande città come Roma e il nuovo fosse collocato dalla parte opposta, si può ritenere che l’obbligo di non concorrenza sia rispettato.


Si noti, comunque, che il divieto riguarda solo l’avvio di nuove attività: se Tizio disponeva già da prima di un altro ristorante, non è certo obbligato a chiuderlo.
Le parti, comunque, possono accordarsi – gratuitamente o dietro compenso – per modificare la previsione legislativa: per esempio, a Tizio potrebbe essere vietato di aprire non solo attività direttamente concorrenti di quella ceduta ma anche di operare in altri settori affini (bar, tavole calde…).


Vi sono però due limiti legislativi inderogabili: innanzitutto, è consentito ridurre il periodo del divieto al di sotto dei cinque anni ma non è mai possibile elevarlo; in secondo luogo, è nullo un patto di non concorrenza che impedisse al cedente di svolgere qualsiasi attività e quindi gli impedisse di procurarsi i mezzi per il proprio sostentamento.
Va da sé che le parti possono anche decidere di azzerare il divieto e lasciarsi reciproca e piena libertà di concorrenza.

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