Prostitute tassate come lavoratori autonomi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Sono ormai decenni che si discute, senza troppo costrutto, sulla regolarizzazione amministrativa e fiscale di chi esercita la prostituzione..

Sono ormai decenni che si discute, senza troppo costrutto, sulla regolarizzazione amministrativa e fiscale di chi esercita la prostituzione: salvo rari casi, infatti, i redditi (talvolta ingenti) di chi pratica il mestiere più antico del mondo sono totalmente esentasse.

In attesa di una futuribile norma tributaria che intervenga a regolare la materia, occorre applicare le leggi di carattere generale. In linea di massima, le commissioni tributarie che si sono occupate della questione hanno uniformemente definito tali redditi come proventi di lavoro autonomo, e dunque assoggettabili alle relative regole, includendo gli obblighi di fatturazione e di tenuta delle scritture contabili.


Sulla questione è tornata, da ultima, la commissione tributaria provinciale di Ravenna. Il caso nasceva dal ricorso di una donna verso l’Agenzia delle Entrate, che le aveva contestato l’acquisto di vari immobili, ingiustificabili secondo il reddito dichiarato ufficialmente. L’Agenzia concludeva sanzionando pesantemente la signora, imponendole il versamento di parecchi tributi arretrati e varie violazioni formali.
La contribuente, però, si difendeva dichiarando, appunto, di prostituirsi, e che i compensi ricevuti andavano considerati come risarcimenti che il cliente di turno le riconosceva in seguito alla lesione della dignità di lei; i risarcimenti, bene ricordarlo, sono esenti da tassazione.

Questa originale ipotesi, però, è stata respinta senza esitazioni dalla Commissione, che ha ritenuto che l’accordo consensuale fra prostituta e cliente esclude che la prima possa poi chiedere i danni al secondo.
Né la Commissione ha ritenuto che queste somme potevano essere considerate al pari di regalie occasionali, accertato che la donna si prostituiva assiduamente.


Il collegio giudicante, invece, ha ritenuto presenti tutti i presupposti del lavoro autonomo (abitualità, assenza di subordinazione, libertà di orario e organizzazione…), sposando dunque la tesi dell’Agenzia delle Entrate e confermando il contenuto dell’avviso di accertamento.

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