IVA e bollo alternativi sulle quietanze di pagamento

di Giuseppe Aymerich Commenta

Con la risoluzione n. 73/2009 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito la sua posizione in merito ad una questione che aveva suscitato frequenti perplessità fra i contribuenti..

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Con la risoluzione n. 73/2009 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito la sua posizione in merito ad una questione che aveva suscitato frequenti perplessità fra i contribuenti.

Il Testo Unico sull’Imposta di Bollo (DPR 642/1972)stabilisce all’articolo 13 una regola generale: i documenti con i quali un soggetto dichiara di aver ricevuto un corrispettivo sono soggetti ad imposta quando l’ammontare del compenso – al lordo di eventuali ritenute – supera l’importo di 77,47 euro. Un esempio classico è quello delle ricevute rilasciate in seguito a prestazioni occasionali.


La marca da bollo da applicare in quest’ipotesi, per l’esattezza, è di ammontare pari a € 1,81.
Il dubbio, però, riguardava l’ipotesi delle quietanze rilasciate per il pagamento di operazioni sottoposte ad IVA. Come noto, infatti, i principi nazionali ed europei in materia tributaria vietano che una stessa fattispecie possa essere soggetta a doppia tassazione.


L’Agenzia ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai contribuenti perplessi: è stato chiarito che se il pagamento è inerente ad un’operazione regolarmente fatturata (o comunque documentata ai fini dell’IVA, per esempio con uno scontrino fiscale), non è richiesto che la quietanza sconti l’imposta di bollo.

È però richiesto un adempimento: sulla quietanza occorre indicare che essa fa riferimento ad un’operazione sottoposta ad IVA. In questo modo qualunque eventuale funzionario eviterà di porsi il dubbio sulla liceità dell’assenza della marca da bollo.

Rimane infine da ricordare che, seppure nell’articolo si sia fatto riferimento all’espressione “marca da bollo”, che d’altronde è rimasta ancora oggi nell’uso corrente, in realtà da qualche anno le tradizionali marche sono state sostituite dai cosiddetti “contrassegni telematici” adesivi, la cui emissione da parte dei tabaccai e dagli intermediari autorizzati è immediatamente verificabile dall’Agenzia delle Entrate.

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